Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L’obiettivo dichiarato dal Governo è rendere disponibili circa 100.000 alloggi nell’arco di dieci anni
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto-legge 66/2026 ha preso ufficialmente avvio il Piano Casa 2026, un pacchetto organico di misure finalizzate a fronteggiare l’emergenza abitativa e ad ampliare l’offerta di alloggi a prezzi sostenibili.
Il provvedimento, entrato in vigore l’8 maggio 2026, si fonda su tre assi strategici: il recupero dell’edilizia residenziale pubblica, il rafforzamento dell’housing convenzionato e l’attivazione di grandi programmi integrati con il coinvolgimento dei capitali privati. L’obiettivo dichiarato è rendere disponibili circa 100.000 alloggi nell’arco di dieci anni.
Primo pilastro: recupero e rilancio dell’edilizia residenziale pubblica
Il primo asse del Piano riguarda un programma straordinario di riqualificazione e manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale oggi inutilizzato o degradato. Le risorse dedicate ammontano a 970 milioni di euro e sono destinate al recupero di circa 60.000 alloggi non assegnabili per carenze strutturali o impiantistiche.
Il programma è affidato a un Commissario straordinario, operativo fino al 31 dicembre 2027, con poteri di coordinamento e semplificazione procedurale. Gli interventi privilegiano il riuso del patrimonio esistente, senza nuovo consumo di suolo, e possono includere anche operazioni di partenariato pubblico-privato.
Secondo pilastro: fondo nazionale per l’housing sociale e l’emergenza abitativa
Il secondo pilastro introduce un sistema unitario di finanziamento dell’housing sociale attraverso la concentrazione delle risorse nazionali ed europee in un fondo dedicato. Lo strumento, gestito tramite comparti territoriali, consente a Regioni e Province autonome di indirizzare gli investimenti in funzione delle esigenze locali.
La dotazione complessiva supera i dieci miliardi di euro e rappresenta la leva finanziaria per sostenere programmi di edilizia accessibile, rigenerazione urbana e interventi per le fasce sociali escluse sia dall’ERP sia dal libero mercato.
Terzo pilastro: edilizia integrata e attrazione degli investimenti privati
Il terzo asse del Piano Casa è dedicato all’attivazione degli investimenti privati attraverso programmi infrastrutturali di edilizia integrata. I progetti devono destinare almeno il 70% dell’investimento a edilizia convenzionata, con prezzi o canoni ridotti di almeno il 33% rispetto ai valori di mercato e vincolo di destinazione trentennale.
In cambio, il legislatore prevede procedure accelerate, titoli unici e, per gli interventi di maggiore rilevanza economica, la nomina di un Commissario di Governo con poteri derogatori sulla pianificazione urbanistica.
Finalità sociali e destinatari degli interventi
Il Piano Casa 2026 individua come destinatari prioritari giovani, studenti fuori sede, lavoratori mobili, famiglie in difficoltà, anziani e nuclei coinvolti in percorsi di cohousing. Sono incentivati modelli abitativi innovativi, come il cohousing intergenerazionale e il senior housing, subordinati al rispetto di requisiti reddituali e patrimoniali.
Per i professionisti tecnici, il Piano rappresenta una cornice normativa di riferimento che orienta progettazione, scelte tipologiche e modelli insediativi verso criteri di sostenibilità, inclusione sociale ed efficienza energetica.
Semplificazioni procedurali e impatto operativo
Elemento trasversale ai tre pilastri è il forte ricorso a strumenti di semplificazione amministrativa. Le approvazioni avvengono tramite conferenze di servizi accelerate, con silenzio-assenso e riduzione dei termini istruttori. Gli interventi inseriti nei programmi di rigenerazione urbana comportano automaticamente la dichiarazione di pubblica utilità e consentono cambi di destinazione d’uso funzionali agli obiettivi del Piano, consolidando un quadro normativo orientato alla rapidità attuativa e alla certezza degli investimenti.















