Osservatorio: con meno bonus edilizi questo governo svetta per il «taglio» alla spesa
Un «tetto» anche per chi è in difficoltà ad accendere mutui, o a pagare gli affitti: nel corso del meeting di Rimini di Comunione e liberazione, la tradizionale «kermesse» agostana, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha usato parole nette per delineare un nuovo Piano casa per la nostra Penisola, con l’intenzione di agevolare soprattutto le nuove generazioni e le famiglie nel poter godere di prezzi più bassi.
Nello Stivale, stando a recenti dati dell’Ance (l’Associazione dei costruttori), nelle grandi città è ormai impossibile comprare casa per 10 milioni di nuclei con un reddito fino a 24.000 euro. Milano, Roma e Napoli sono le aree meno accessibili, però è arduo dotarsi delle «quattro mura» a Firenze, o a Venezia non sono da meno: per pagare il mutuo si arriva a spendere la metà del proprio reddito, per il 20% delle famiglie meno abbienti anche oltre i due terzi.
Quanto alle locazioni, per poterle sostenere si arriva ad investire quasi la metà dei guadagni (anche di più, nel caso di coloro che non hanno redditi elevati); stando alle informazioni fornite a Rimini, le fondamenta del progetto sono quelle del «vecchio» Piano Casa Italia varato con la scorsa Legge di Bilancio, ideato, va ricordato, al fine di contrastare il disagio abitativo, rilanciare le politiche edilizie e riorganizzare l’offerta esistente. Un’iniziativa, però, che non è ancora del tutto operativa, giacché si aspetta l’uscita dell’apposito Dpcm contemplato sempre dalla manovra economica. «È stato per ora previsto un finanziamento pluriennale di 660 milioni di euro, un’inezia», ha ammesso Salvini, promettendo così altre risorse.
In Italia, ad oggi, sono 86.000 gli alloggi non assegnati, più altre migliaia occupati abusivamente, recitano le cifre divulgate da Confedilizia che, ribadendo l’apprezzamento e il pieno sostegno ad affrontare i temi legati alla casa dell’Esecutivo, chiede di «far funzionare» l’edilizia economica e popolare. I dati diffusi dall’Ance dimostrano che nel nostro Paese solo il 3,8% delle famiglie vive in abitazioni di edilizia sociale pubblica, contro il 24% dell’Austria, il 16% della Francia e il 29% dell’Olanda. «Sono in corso più di 150 canteri per il recupero di 15.000 alloggi popolari nelle periferie nazionali», ha affermato ancora il ministro, precisando che «chiuderemo i cantieri entro giugno dell’anno prossimo».
Nel frattempo, il governo di centrodestra ottiene la «pole position» nella riduzione della spesa in rapporto al Pil (Prodotto interno lordo). E ciò è avvenuto grazie alla «sforbiciata» dei bonus edilizi, con un calo del 3,6% nel 2024, mentre il secondo Esecutivo guidato da Giuseppe Conte è stato quello che ha registrato gli aumenti maggiori, ma soprattutto per la contrazione della crescita economica.
Lo sottolinea l’Osservatorio dei Conti pubblici italiani dell’Università Cattolica guidato dall’economista Carlo Cottarelli, secondo cui escludendo i periodi di recessione, la spesa è salita di più nel governo di Silvio Berlusconi del 2003. Lo studio evidenzia anche che la spesa pubblica primaria (quella non influenzata dagli interessi sul debito pubblico) è cresciuta di 10 punti percentuali di Pil, dal 40,4% nel 1995 al 50,3% nel 2023, anno in cui la spesa è ancora straordinariamente alta a causa degli incentivi per l’efficientamento delle costruzioni, nel nostro Paese.















