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Peste suina africana, si moltiplicano i casi in alcune regioni, «in primis» in Toscana

da | 28 Ago 2026 | Tecnologie alimentari

Appello ai comuni per contenere la diffusione della malattia che non colpisce l’uomo

Ad agosto torna a preoccupare l’avanzata della pesta suina africana, una malattia virale che colpisce maiali e cinghiali che ha un esito solitamente infausto per gli animali che la contraggono (e per la quale, ad oggi, non esistono vaccini), e alla quale gli esseri umani non sono sensibili, ma che è causa di gravi conseguenze socio-economiche nei Paesi in cui si diffonde. In particolare, la Toscana sta affrontando un’ondata senza precedenti della patologia, tanto che è stato registrato dal 1° gennaio di quest’anno il numero di infezioni nei cinghiali più alto dell0intera Penisola con 638 casi positivi, stando a quanto è stato reso noto nel corso di un incontro online coi sindaci promosso da Anci e Regione per coordinare le azioni sul territorio; a seguito della riunione è stato deciso che la strategia che dovrà essere adottata prevederà quanto prima l’attivazione dei Gruppi operativi territoriali (Got) provinciali, l’installazione di cartelli con Qr code informativi e l’ispezione delle aree pubbliche per contenere la diffusione del virus.

«Il ruolo dei Comuni in questa vicenda, in questa emergenza sarà fondamentale», ha tenuto a precisare la presidente di Anci Toscana Susanna Cenni. Nel suo intervento, per stimolare l’efficacia delle misure da adottare, ha lanciato un appello all’unità ai vari amministratori. «La prima cosa che noi dobbiamo evitare è che ogni Comune si muova in ordine sparso», sono state le sue parole. E, a quel punto, ha proposto che «le province siano ovunque capofila istituzionale in questa situazione» per coordinare al meglio le attività, come la raccolta delle carcasse degli animali deceduti per la peste suina africana.

L’epidemia, va ricordato, che era partita dalla provincia di Massa Carrara, progressivamente si era estesa a Lucca e Pistoia, e a seguire era arrivata a funestare anche due allevamenti a Comano e San Marcello Piteglio. «L’uomo non è colpito, però può fare da vettore passivo e può portare a spasso la malattia», ha dichiarato, poi, il commissario straordinario Giorgio Briganti, spiegando che il virus, letale per i suini, ma del tutto innocuo per l’uomo, si trasmette facilmente tramite scarpe, oppure ruote di biciclette sporche di fango raccolto nei boschi. Pertanto, al fine di prevenire la diffusione del virus, viene indicato che occorre, nelle aree in cui si è sviluppata la malattia, provvedere a pulire le scarpe dal fango e dagli oggetti, o dalle vetture che hanno percorso aree fangose e disinfettarle.

In Garfagnana, in Lunigiana e nell’Appennino pistoiese, infine, per sensibilizzare ulteriormente la popolazione, sono stati affissi manifesti con informazioni sulle zone delle restrizioni, rammentando costantemente che la peste suina africana è altamente contagiosa e letale per maiali e cinghiali e non contagia gli esseri umani.

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