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Per la transizione energetica servono consapevolezza e norme chiare

da | 5 Mar 2026 | Voci dal territorio

CER e sostenibilità protagoniste dell’evento organizzato dal Cnpi nell’ambito dell’evento fieristico Key, The Energy Transition Expo al Rimini Expo Centre

La transizione energetica richiede maggiore consapevolezza e norme chiare.

La collettività – soprattutto Pmi e famiglie – fatica ancora a cogliere appieno le potenzialità delle fonti rinnovabili e l’impatto della sostenibilità energetica su tanti aspetti della vita quotidiana, spesso anteposti alle tematiche ambientali.

D’altro canto, norme frettolose, annunciate e poi bloccate (come il Conto termico 3.0), danneggiano il sistema. In questo quadro, le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) segnano un punto di svolta, ma presto dovranno affrontare la fine del Pnrr e trovare nuove vie per espandersi e sostenersi.

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A guidare la transizione devono essere i professionisti, con competenze essenziali e sempre più rare sul mercato. Sono solo alcuni temi emersi all’evento “Transizione energetica e competenze: Sinergie per un futuro sostenibile”, organizzato dal Consiglio nazionale dei periti industriali (Cnpi) con Fondazione Opificium. La tavola rotonda si è tenuta nell’ambito di Key, The Energy Transition Expo, al Rimini Expo Centre.

Dopo i saluti di Giuseppe Rinaldi (Senior Advisor Ancitel energia e ambiente) e Davide Delbianco (Presidente Ordine periti industriali e laureati di Rimini), ha preso la parola il presidente Cnpi Giovanni Esposito. Per prima cosa, Esposito ha ricordato il progetto Cer lanciato dal Consiglio nazionale: “Vogliamo talmente bene a questo paese che ci siamo imbarcati nella costituzione di una Comunità energetica. Un percorso lungo, realizzato in sintonia con il Gse, vero partner di questa avventura, e posso dire lo stesso di Enea”.

Il presidente Cnpi ha, poi, evidenziato la necessità di una maggiore chiarezza normativa: “Un tempo le leggi si scrivevano in tempi lunghi, ora si fanno le norme in 15 giorni e quando si devono mettere a terra i provvedimenti si presentano i problemi, come con transizione 5.0 o con il Conto termico. E il professionista si trova in mezzo a questo cortocircuito: propone l’incentivo al cliente, che poi però è bloccato. Non è una critica, ma un grido di aiuto a collaborare: fare provvedimenti troppo in fretta implica il rischio di inciampare”.

Successivamente è intervenuta Anna Montini, assessora alla transizione ecologica e alla blue economy del comune di Rimini, che ha messo l’accento sulla necessità di una maggiore consapevolezza: “La percentuale di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ha superato il 41% nel 2024, ma molte persone non lo sanno. Anzi pensano sia molto più bassa. Con le rinnovabili si possono già raggiungere buoni risultati; tuttavia, la gente ci crede ancora poco e, di conseguenza, investe poco. Parlo soprattutto di Pmi e famiglie. Bisogna creare maggiore consapevolezza”.

Un concetto ripreso ed ampliato da Estella Pancaldi, responsabile funzione promozione e assistenza alla pubblica amministrazione del Gse, intervenuta al convegno. “Oltre alle rinnovabili in sé, trovo che ci sia scarsissima consapevolezza di quanto l’energia e tutti gli strumenti finanziari legati allo sviluppo delle rinnovabili incrocino tantissime altre priorità, percepite maggiormente dalle persone. Parliamo di sicurezza, di adeguamenti sismici, di tanti aspetti che possono fare presa”. Nel suo ruolo di “formatrice” di amministratori e dirigenti locali sui temi energetici, Pancaldi spinge molto su questo tasto: “Un lavoro che facciamo molto in formazione è aiutare i tecnici degli enti e i collaboratori esterni a far capire quanto l’energia incontri tante altre priorità”.

Dell’impatto delle rinnovabili ha parlato anche Amos Giardino, direttore tecnico di PERCERTO Comunità Energetica Nazionale: “Vero il 41%, ma un conto è l’idroelettrico, dove con le scorte puoi avere una certa programmazione, un conto è il solare o l’eolico; non possiamo mettere il vento in un sacchetto e usarlo quando ne abbiamo bisogno”. Giardino ha anche raccontato la storia di PERCERTO, una Comunità energetica che ha una caratteristica peculiare: è fatta da professionisti: “Gli utenti sono tutti tecnici che sanno come funzionano gli impianti e questo è ovviamente un grande vantaggio”.

Paolo Zangheri, primo ricercatore Enea e Osservatorio comunità energetiche, ha invece posto l’accento su due temi. Il primo è l’imminente fine del Pnrr: “Per le Cer l’aspetto economico-finanziario diventa centrale con la fine del Piano. Sarà necessario trovare alternative valide, che possano operare in sinergia”. Il secondo punto è legato alla comunicazione: “Va bene il lato degli incentivi, che attira sempre, ma le esperienze del recente passato ci dicono che bisogna puntare maggiormente sull’aspetto associativo: dobbiamo arrivare ad avere un impatto sociale”.

A seguire le parole di Gianmarco Sitzia, perito industriale esperto di tecnologie domotiche e building automation, che ha fatto un excursus proprio sull’automazione per edifici, analizzando anche possibili scenari futuri: “stiamo lavorando a un bel progetto tra Cnpi ed Enea per aumentare l’intelligenza energetica di un edificio. Le classi energetiche non bastano più, servono edifici che misurino l’efficienza in percentuale”.

Nel chiudere il suo intervento, Sitzia ha ricordato l’avvio del primo condominio digitale a Cagliari, lanciando a sua volta il successivo ospite, ovvero il presidente di Anaci, Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari. Il progetto, infatti, è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione. “Siamo molto contenti del progetto, poi essendo sardo sono ancora più orgoglioso”, le parole del presidente Anaci.

Burrelli, tuttavia, ha espresso preoccupazione in merito alla transizione energetica degli edifici: “Se andiamo a fare i calcoli su dati oggettivi, per rispettare i prossimi impegni europei dovremmo efficientare dai 500 agli 800 fabbricati all’anno. Non vedo i fondi necessari e, soprattutto, non vedo la possibilità di portare le assemblee condominiali ad approvare i lavori, quando i redditi medi si aggirano intorno ai 1500 euro”.

A chiudere i lavori, infine, il presidente Cnpi Esposito con una provocazione: “Se fossi ministro farei il Conto termico solo per le scuole; vi assicuro, noi come professionisti siamo spesso a contatto con gli edifici pubblici e il loro stato è davvero molto critico. Dobbiamo fare qualcosa”.

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