Il 33% dei legali già la utilizza nell’attività degli studi. I numeri dal Congresso nazionale forense
Per gli avvocati è iniziata l’era dell’IA.
Già uno studio legale su tre utilizza strumenti di Intelligenza artificiale a fini professionali. Rimane, però, elevata la preoccupazione, soprattutto verso alcuni ambiti: l’80% degli avvocati, infatti, esprime forti timori nell’utilizzo nei processi. I numeri, derivati dalla ricerca Ipsos “Avvocati e attualità: Intelligenza artificiale”, realizzata su un campione di 2.532 avvocati italiani, sono stati presentati durante la 36^ edizione del Congresso nazionale forense, che si è svolto dal 16 al 18 ottobre a Torino.
Tanti i temi trattati durante la kermesse: uno dei punti più caldi ha riguardato la separazione delle carriere, con la riforma che a breve dovrebbe vedere la luce. Ma si è parlato tanto anche di riforma della legge Cartabia, di compensi professionali, di responsabilità degli avvocati e del nuovo ordinamento di categoria, con la legge delega approvata a settembre.
Tra gli ospiti della manifestazione anche il ministro della giustizia Carlo Nordio, che è stato intervistato dal presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco.
Per prima cosa, il titolare di via Arenula ha annunciato l’arrivo del nuovo decreto parametri, ovvero il provvedimento che fissa i valori per i compensi degli avvocati: “il testo sarà pubblicato a breve, tra dicembre e gennaio”, le parole di Nordio. Il ministro, poi, si è anche soffermato sulla necessità di riformare i processi civili e penali per risolvere le incongruenze causate dalla legge Cartabia: “Le ragioni vostre sono sacrosante sia nel processo civile sia in quello penale. In quest’ultimo poi, l’oralità del contraddittorio, che era stata tanto enfatizzata proprio dal Codice Vassalli nell’88-89, è stata addirittura regredita ai tempi anteriori al Codice Rocco, cioè rischiavano di ritornare a un processo inquisitorio addirittura scritto e segreto com’era nei tempi non dico dell’Inquisizione ma quasi. Perché per una serie di interventi questo Codice è stato in un certo senso corrotto e imbastardito”.
A Torino è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, tramite videomessaggio. La presidente del consiglio ha posto l’attenzione sulla separazione delle carriere e la necessità di avere un arbitro terzo: “non può esserci giusto processo se non in contraddittorio davanti a un giudice che non solo deve essere terzo ma deve anche apparire come tale. È esattamente ciò che intendiamo fare con la riforma della giustizia all’esame del Parlamento, che prevede la separazione fra chi accusa e chi giudica, che punta a garantire una vera parità processuale tra accusa e difesa”, il pensiero della premier.
Agli interventi istituzionali si accompagnano anche una serie di ricerche e approfondimenti sulla professione. Uno di questi è il già citato studio di Ipsos sull’IA. Come detto, l’Intelligenza artificiale rappresenta già una realtà per un terzo degli studi legali intervistati. Il dato varia sensibilmente in base all’età e alla dimensione dello studio: la percentuale sale al 47% tra i professionisti di età compresa tra 35 e 44 anni e raggiunge il 76% negli studi con oltre 20 collaboratori, contro il 35% di quelli più piccoli. L’utilizzo è più diffuso tra gli avvocati che si occupano di immigrazione e diritto internazionale, e tra coloro che lavorano in forma associata. Nonostante l’adozione crescente, comunque, oltre la metà degli intervistati (52%) non considera l’IA affidabile nelle attività giuridiche.














