martedì, 27 Settembre 2022

Patto di stabilità sospeso anche per il 2023, ma occhio ai conti

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Stop al patto di stabilità anche per il 2023. La Commissione europea ritiene infatti “soddisfatte le condizioni per mantenere la clausola di salvaguardia generale del patto di stabilità e crescita nel 2023 e disattivarla a partire dal 2024”. Occhio però, che “i programmi di bilancio degli Stati membri per il prossimo anno dovrebbero fondarsi su percorsi prudenti di avvicinamento a medio termine che rispecchino le sfide in materia di sostenibilità di bilancio associate agli elevati livelli del rapporto debito/Pil, ulteriormente aumentati a causa della pandemia”. La raccomandazione è rivolta in particolare a quei paesi in cui il rapporto debito/pil è in eccesso rispetto agli standard europei, come l’Italia, che dovrà definire un percorso di un certo tipo, che permetta un riallineamento rispetto alle spese degli ultimi anni. La Commissione europea ha approvato il pacchetto di primavera del semestre europeo, con le indicazioni delle prossime strategie economico-finanziare dell’Unione, con un riferimento particolare alle misure per contrastare gli effetti del Covid e della guerra in Ucraina.
Secondo le previsioni economiche, l’economia comunitaria continuerà a crescere nel 2022 e nel 2023. Tuttavia, “benché l’economia europea continui a dare prova di resilienza, la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina ha creato un nuovo scenario, aggravando i preesistenti ostacoli alla crescita che, secondo le previsioni, avrebbero dovuto attenuarsi. Il conflitto pone inoltre ulteriori sfide alle economie dell’Ue in termini di sicurezza”, fanno sapere dalla Commissione.
Dopo aver passato in rassegna i principali strumenti europei per contrastare gli effetti delle crisi (dal Next generation Eu al programma Repower Eu), la Commissione ha illustrato la strategia del prossimo futuro; il governo europeo “ritiene soddisfatte le condizioni per mantenere la clausola di salvaguardia generale del patto di stabilità e crescita nel 2023 e disattivarla a partire dal 2024. L’estensione della clausola per tutto il 2023 è giustificata dall’aumento dell’incertezza, dai rischi di revisione al ribasso delle prospettive economiche nel contesto della guerra in Ucraina, dai rincari senza precedenti dell’energia e dalle durature perturbazioni della catena di approvvigionamento. Il mantenimento della clausola darà alla politica di bilancio nazionale il margine per reagire in fretta in caso di necessità, consentendo una transizione agevole dall’ampio sostegno all’economia fornito durante la pandemia a un sempre maggiore ricorso a misure temporanee e mirate e politiche di bilancio prudenti, necessarie a garantire la sostenibilità sul medio periodo”. La Commissione fornirà orientamenti su eventuali modifiche del quadro di governance economica dopo la pausa estiva.

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