Particelle ultrafini degli aerei, rischi per 1,6 milioni di italiani

da | 25 Giu 2024 | Chimica

Lo studio di Transport&Environment. In Europa oltre 52 milioni di cittadini esposti

Italiani (ed europei) a rischio se residenti vicino agli aeroporti. Coloro che, infatti, vivono in un raggio di 20 km da Fiumicino e Malpensa (i due hub più trafficati) sono esposti alle particelle ultrafini derivanti dall’aviazione; parliamo di 1,6 milioni di persone solo sulla penisola. È quanto emerge dall’indagine che Transport & Environment – organizzazione ambientalista indipendente europea – ha commissionato a Ce Delft. Guardando a tutto il continente, le persone esposte sono oltre 52 milioni nelle prossimità dei 32 aeroporti più trafficati d’Europa.

Nel dettaglio, sono 700.000 i romani che, vivendo in prossimità dello scalo di Fiumicino, sono esposti a queste particelle tossiche; mentre sono oltre 900.000 i milanesi che respirano aria di bassa qualità nelle vicinanze dell’aeroporto di Malpensa. “L’esposizione alle Ufp (Ultra Fine Particles, la componente più piccola del particolato), può essere collegata allo sviluppo di condizioni di salute gravi e a lungo termine, tra cui problemi respiratori, effetti cardiovascolari e complicazioni durante la gravidanza”, spiegano i ricercatori.

Secondo lo studio, l’esposizione alle particelle ultrafini potrebbe essere associata a circa 280.000 casi di ipertensione, 330.000 casi di diabete e 18.000 casi di demenza in Europa. Solo in Italia l’esposizione a queste particelle potrebbe essere associata a oltre 7000 casi di ipertensione e altrettanti di diabete e più di 200 casi di demenza.

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Una delle criticità maggiori, secondo gli analisti, è la mancanza di una regolamentazione sulla concentrazione di Ufp: “le particelle ultrafini sono particolarmente preoccupanti poiché penetrano profondamente nel corpo umano e sono state trovate nel sangue, nel cervello e nella placenta. Le Ufp – che hanno un diametro inferiore ai 100 nanometri – sono circa 1.000 volte più piccole di un capello umano e, nonostante già da 15 anni l’Oms avverta della crescente preoccupazione per questo inquinante, non esistono regolamentazioni sulle soglie di concentrazione di Ufp nell’aria”.

Esistono, però, alcune strade da intraprendere per ridurre le emissioni di Ufp. La prima riguarda l’uso di carburanti di migliore qualità, che permetterebbero una riduzione delle emissioni del 70%. Questo perché la quantità di Ufp emessa dagli aerei “dipende fortemente dalla composizione chimica dei combustili impiegati”. La tecnica è quella dell’idrotrattamento “un processo già impiegato da decenni per ridurre il tenore di zolfo nei carburanti di auto e navi”.

“Vivere vicino a un aeroporto può farti ammalare? La risposta – in modo preoccupante – è sì”, le parole di Francesco Romizi, responsabile pubbliche relazioni di medici per l’ambiente. “Chiediamo al Governo maggiore responsabilità nell’affrontare questo problema”.

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