Partenza vicina per l’Osservatorio sull’equo compenso, vigilerà sull’applicazione della legge

da | 11 Mar 2024 | Professioni a confronto

Osservatorio nazionale sull’equo compenso: una «vigilanza» istituzionale e professionale sulla giusta implementazione di una delle leggi maggiormente attese dal segmento del lavoro autonomo

L’Osservatorio nazionale sull’equo compenso, legge maggiormente attese dal segmento del lavoro autonomo (ordinistico e associativo) previsto dalla disciplina in vigore dal 20 maggio dell’anno scorso (la normativa 49 del 2023), che sta per intraprendere il suo percorso.

A quanto si è appreso, infatti, la settimana passata il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha apposto la sua firma sul decreto che istituisce l’organismo presso il suo dicastero. E, a stretto giro, si prevede che possano cominciare i lavori.

Stando a quanto previsto dall’articolo 10 della legge 49, al ministero di via Arenula dovrà insediarsi l’Osservatorio che resterà in carica per tre anni, e che dovrà essere composto da un rappresentante nominato dal ministero del Lavoro, da un esponente per ciascuno dei Consigli nazionali delle varie categorie ordinistiche, da cinque rappresentanti, individuati dal ministero delle Imprese e del made in Italy per le associazioni» di lavoratori autonomi regolamentati dalla legge 4 del 2013, e «presieduto dal ministro della Giustizia, o da un suo delegato»; ai membri dell’organismo, viene precisato, non spetta alcun tipo di emolumento, o di rimborso spese e, oltre «ad esprimere pareri, ove richiesto, sugli schemi di atti normativi che riguardano i criteri di determinazione dell’equo compenso e la disciplina delle convenzioni», potranno segnalare al Guardasigilli «eventuali condotte, o prassi applicative, o interpretative in contrasto» con la norma sulla giusta remunerazione e per la tutela dei professionisti dalle clausole vessatorie.

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La normativa, inoltre, stabilisce che si debba presentare alle Camere, entro il 30 settembre di ogni anno, una relazione sull’attività di controllo effettuata.

Nel frattempo, in campo professionale, è di pochi giorni fa la notizia che il Consiglio nazionale forense (Cnf) ha acceso il «semaforo verde» sulla nuova norma deontologica in materia di equo compenso, prevista dalla legge 49, con l’obiettivo, hanno ricordato i legali, di «garantire che gli avvocati ricevano un adeguato compenso per la loro attività, contrastando il fenomeno delle parcelle troppo basse o addirittura gratuite; il testo è stato inviato, come previsto dalla legge professionale forense, ai Consigli degli Ordini territoriali per la necessaria consultazione e, infine, approvato in via definitiva (le modifiche al codice deontologico entreranno in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ndr).

L’avvocato, in virtù di tali correzioni deontologiche, «non può concordare, o preventivare un compenso» che «non sia giusto, equo e proporzionato alla prestazione professionale richiesta, e non sia determinato in applicazione dei parametri forensi vigenti. La violazione comporta l’applicazione in sede disciplinare della censura, e, nei casi in cui l’avvocato stipuli una qualsiasi forma di accordo con il cliente, la norma richiede l’obbligo ad avvertire per iscritto il cliente che il compenso per la prestazione professionale deve rispettare i criteri stabiliti dalla legge, pena la nullità della pattuizione» (in questo secondo caso c’è l’applicazione della sanzione disciplinare dell’avvertimento).

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