Opere pubbliche e opere idriche: linee guida sulla sostenibilità ambientale

da | 14 Ott 2022 | Costruzione, ambiente e territorio

In tema di opere infrastrutturali, il MIMS nella settimana corrente ha pubblicato due importanti documenti, il primo che fornisce indicazioni ai Provveditorati per le opere in programmazione a partire da gennaio 2023, il secondo col quale vengono adottate le “Linee guida operative per la valutazione degli investimenti in opere pubbliche – settore idrico”.

Opere pubbliche: le linee guida per i Provveditorati

In tutte le fasi di programmazione, progettazione ed esecuzione delle opere pubbliche, i Provveditorati dovranno perseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e utilizzare le buone pratiche per la sostenibilità delle infrastrutture definite a livello internazionale ed europeo, vigilando sul loro rispetto da parte degli operatori economici che svolgono i lavori.

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È quanto prevede il decreto del ministro Giovannini che, in attuazione della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri “Linee di indirizzo sull’azione del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (Cipess) per l’anno 2022”, introduce le Linee guida per garantire il rispetto di principi e criteri di sostenibilità lungo tutto il processo di realizzazione degli investimenti pubblici.

Le Linee guida, elaborate sulla base delle pratiche di sostenibilità messe in atto dai Provveditorati nell’ultimo anno, si applicano alla realizzazione delle opere la cui attività di programmazione sia avviata a partire dal primo gennaio 2023.

Nello specifico si prevedono standard più elevati per la programmazione, la progettazione e l’esecuzione degli interventi, tenendo conto degli Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, del Green Deal europeo e dei criteri del Next Generation Eu.

Linee guida per i Provveditorati: dalla programmazione alla progettazione

Tra le principali novità si segnala, in particolare, l’introduzione di un sistema premiale per le aziende che adottano modelli innovativi, di alta qualità costruttiva e per garantire la sostenibilità economica, sociale e ambientale degli interventi.

Nello specifico, i Provveditorati:

  • in fase di programmazione, orienteranno le proprie iniziative e attività nel rispetto del principio “Do no significant harm” (DNSH) introdotto dal regolamento europeo (2020/852), in relazione a tutti gli interventi e non solo a quelli finanziati dal PNRR o dal Piano Nazionale Complementare (Pnc), adottando la modalità che più di altre evitino danni ambientali. Essi effettueranno quindi un’accurata analisi di contesto per identificare i vincoli urbanistici, territoriali, ambientali e socioeconomici, e determinare tutte le condizioni per una corretta progettazione, esecuzione e gestione dell’opera;
  • in fase di progettazione, dovranno fornire indicazioni tecniche e specifiche per il rispetto dei principi di sostenibilità, prevedendo anche sanzioni che comportano la sospensione dei pagamenti agli appaltatori in caso di mancato rispetto del DNSH. Inoltre, potranno introdurre requisiti più stringenti per rafforzare la tutela ambientale in relazione alle diverse tipologie di interventi;
  • dovranno inserire nei bandi di gara, tenuto conto della tipologia di appalto e della natura delle prestazioni, le clausole e i criteri di sostenibilità, predisporre schede tecniche per le procedure da adottare nel rispetto dei vincoli ambientali imposti dalle norme nazionali e sovranazionali, e inserire nei bandi di gara clausole premiali in favore degli operatori economici che:
    • adottino standard elevati di innovazione e di qualità costruttiva; siano in possesso di certificazione professionale ulteriore rispetto a quelle di gestione ambientale conformi al sistema EMAS (Eco-Management and Audit Scheme);
    • attuino politiche per le pari opportunità, generazionali e di genere e per promuovere l’inclusione lavorativa delle persone disabili; garantiscano il rispetto del principio di azzeramento del consumo di suolo.
  • sempre nella fase di progettazione, dovranno perseguire l’obiettivo di rendere a “energia quasi zero” gli edifici, secondo i principi di progettazione bioclimatica, come previsto dal regolamento europeo e dal pacchetto “Fit for 55”. In tal senso, per i nuovi edifici e per gli interventi che contemplano una demolizione e una successiva ricostruzione, si deve prevedere:
    • l’uso di tecnologie e tecniche avanzate a basso impatto;
    • l’uso di materiali da costruzione riciclati e rinnovabili;
    • l’approvvigionamento di materiali a basso impatto, dando priorità all’utilizzo di materiali innovativi attivi con proprietà antismog, autopulenti, antibatteriche e anti-odori;
    • forme di progettazione modulari e flessibili;
    • l’ottimizzazione gestionale, minimizzando costi e tempi di manutenzione dell’opera.
  • per la riqualificazione di edifici esistenti, dovranno puntare su progetti in grado di migliorare le prestazioni energetiche dell’immobile stesso, ridurre l’inquinamento atmosferico, contenere i costi di manutenzione, assicurare idonei livelli di salubrità ambientale interna ed esterna;
  • in relazione alla sostenibilità ambientale, andrà adottato un “Protocollo di sostenibilità” che prende in considerazione una pluralità di parametri tra cui:
    • l’efficienza energetica e idrica e la salubrità ambientale interna,
    • l’impatto generato dalle attività di costruzione sull’ambiente naturale,
    • i processi di economia circolare, compresi il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali,
    • un adeguato smaltimento e l’avvio al riuso dei materiali,
    • la connessione con le infrastrutture di mobilità collettiva e leggera;
  • nella fase di esecuzione delle opere, dovranno impegnarsi ad adottare un sistema di verifica del rispetto delle clausole di sostenibilità previste nella progettazione effettuando un attento monitoraggio mediante piattaforme digitali dedicate e aggiornando per ciascun intervento le “Checklist di verifica e controllo” indicate dal MEF per il rispetto del principio DNSH.

Linee guida opere idriche

Le “Linee Guida Operative per la valutazione delle opere pubbliche – Settore idrico”, adottato con apposito decreto del MIMS, sono invece uno strumento di supporto per la valutazione ex ante delle opere, da utilizzare sia dagli uffici ministeriali, chiamati a svolgere analisi e comparazioni degli interventi nelle attività di programmazione, sia dai soggetti proponenti e attuatori, che dovranno tenerne conto nella redazione dei progetti di fattibilità.

Il documento fornisce, infatti, un quadro analitico di riferimento per valutare le future proposte progettuali relative agli interventi infrastrutturali nel settore idrico di competenza del Ministero e fornisce criteri, metodologie, strumenti e indicazioni pratiche di orientamento sia ai soggetti proponenti (le Regioni e le Province Autonome, le Autorità di Distretto Idrografico, gli Enti di Governo d’Ambito del Servizio Idrico Integrato) in fase di individuazione e definizione delle proposte progettuali nonché predisposizione dei Progetti di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE), sia alle competenti strutture del MIMS (Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche e Struttura Tecnica di Missione) per garantire un quadro metodologico e quantitativo utile per determinare l’ammissibilità delle proposte ai finanziamenti pubblici, attraverso le principali dimensioni che caratterizzano la sostenibilità di un progetto: economica, ambientale, sociale e di governance.

Per quanto riguarda l’analisi degli investimenti sul piano della sostenibilità ambientale, il documento prende come riferimento il “Regolamento sulla Tassonomia” e il relativo Regolamento Delegato sugli obiettivi climatici adottato dalla CE e in vigore dal 1° gennaio 2022.

Infine, le caratteristiche intrinseche del settore idrico, in cui il cambiamento climatico influenza direttamente le condizioni operative delle infrastrutture perché ha un impatto sulla disponibilità di risorsa idrica nella sua doppia dimensione di adeguatezza delle quantità di risorse disponibili e della loro qualità, fanno sì che la valutazione degli investimenti venga svolta tenendo conto in modo esplicito, cioè quantitativo, delle implicazioni del cambiamento climatico sulla disponibilità delle risorse, sulla loro distribuzione spaziale e temporale.

Sotto questo profilo, osserva il Ministero, le linee guida intendono anche fornire ai soggetti proponenti indicazioni sui contenuti che gli studi di impatto del cambiamento climatico dovrebbero avere in relazione alla valutazione tecnico-economica delle alternative infrastrutturali.

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