mercoledì, 5 Ottobre 2022

Operazioni finanziarie «green» per il 56% degli investitori (tra cui le Casse dei professionisti)

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Impennata della sensibilità degli investitori istituzionali italiani (Casse di previdenza private dei professionisti, Fondazioni di origine bancaria, Fondi pensioni e Compagnie di assicurazione, organismi tra i quali 63 hanno un patrimonio superiore al miliardo di euro, pari al 60% del campione, mentre il 37% ha un «portafoglio» del valore di oltre i due miliardi) verso i temi della sostenibilità ambientale e sociale: più della metà (il 56%) dei rispondenti alla ricerca annuale curata dal Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali, guidato dal professor Alberto Brambilla, ha ammesso, infatti, di essere impegnata in operazioni finanziarie rispettose dell’ecosistema ed improntate all’osservanza di principi etici. La ricerca, presentata questa mattina, a Roma, si è, dunque, concentrata su un acronimo oramai molto conosciuto, Esg (che sta per «Environmental, social and corporate governance»); stando agli esiti dell’indagine, l’81% dei partecipanti (38 Enti su 47) di quanti ancora non lo fanno ne ha già discusso in Consiglio d’amministrazione, oppure fa sapere che intende, comunque, includere in futuro strategie «green».

Riguardo alle strategie che prevedono investimenti tematici, recita il documento, si conferma «la forte predilezione per gli aspetti ambientali», laddove «l’efficientamento energetico ed il cambiamento climatico vengono scelti dagli investitori nel 91% dei casi per il primo e nel 74% per il secondo». Inoltre, appare in ascesa, rispetto a quanto rilevato nel 2021, l’allocazione di risorse nell’immobiliare sostenibile (47%), nella mobilità sostenibile (33%), nella gestione dell’acqua (28%) e, soprattutto, nella cosiddetta «silver economy» (37%), ossia le iniziative finanziarie dedicate alla terza età, in considerazione del progressivo aumento della speranza di vita, nel nostro Paese (seppur calata, durante la pandemia da Covid-19, secondo dati dell’Ocse in Italia supera, in media, gli 82 anni).

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Il Coronavirus, si apprende dal testo, ha avuto un suo ruolo nelle politiche di investimento future: gli intervistati, infatti, rispondendo alla domanda sugli specifici settori di intervento, dal 2020 in avanti, manifestano «una forte preferenza verso le energie rinnovabili, con il 68%», seguito dal comparto «healthcare» (quello della cura della salute) con il 45%, da tecnologia e infrastrutture sanitarie (38% e 36%) e chiude la «silver economy» con il 28%, anche se, osservano i curatori della ricerca, «prospetticamente sarà uno degli ambiti che attrarranno sempre maggiori risorse, vista la portata del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione».

A giudizio di Brambilla, «cura dell’ambiente, efficientamento energetico, innovazione digitale, infrastrutture sociali e abitative sono ambiti già individuati come centrali per il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza». Pertanto, fondi nazionali ed europei per la transizione ecologica e digitale, uniti agli investimenti istituzionali «potrebbero, auspicabilmente, rappresentare un’efficace formula di collaborazione pubblico-privato, in grado di consentire il rilancio dell’economia italiana nel prossimo decennio».

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