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Ok definitivo al ddl IA. Tutte le novità per i professionisti

da | 23 Set 2025 | Informatica

Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge. Butti: Italia prima in Europa

L’Italia «è il primo paese Ue con un quadro nazionale pienamente allineato all’AI Act». È quanto affermato da Alessio Butti, sottosegretario all’innovazione e alla trasformazione digitale, in merito al disegno di legge sull’IA approvato in via definitiva dal Senato il 17 settembre (Atto Senato 1146). Un provvedimento che delinea la strategia italiana in tema di IA regolamenta l’utilizzo di applicazioni in vari settori (dalla medicina agli ordini professionali) e attiva una serie di fondi e incentivi, tra cui un miliardo di euro a favore di startup e Pmi. Tra i principali obiettivi del ddl vi è quello di attrarre investitori nel nostro paese.

A confermarlo è lo stesso Butti: «Alle imprese diciamo con chiarezza: investite in Italia. Troverete una governance affidabile, regole trasparenti e un ecosistema pronto a sostenere progetti concreti in tutti i settori chiave del Paese».

Il ddl si fonda su una serie di concetti cardine. Il primo è un «approccio antropocentrico»: l’uomo deve rimanere centrale per evitare distorsioni e derive «alla Matrix». Per realizzare questo obiettivo si prevede l’adozione di una strategia nazionale, da aggiornare ogni due anni, che avrà come pilastri due enti: l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e l’Agenzia per l’Italia digitale. La strategia sarà oggetto di monitoraggio annuale da parte del Parlamento.

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Un ulteriore punto riguarda l’applicazione dell’IA in diversi ambiti produttivi: sanità, lavoro, pubblica amministrazione e giustizia, formazione e sport, come riportato dal sito del Dipartimento per la trasformazione digitale.

Tra i settori considerati rientrano anche gli ordini professionali e i lavoratori autonomi. L’articolo 13, ad esempio, è intitolato «disposizioni in materia di professioni intellettuali» e stabilisce alcuni principi. Il primo comma sancisce che «l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali è finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all’attività professionale e con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione d’opera». Non è ancora chiaro quali siano le attività strumentali e se verranno fornite indicazioni specifiche in merito: si tratta, più che di un divieto, di un indirizzo generale, in assenza anche di eventuali sanzioni. Il secondo comma affronta invece il tema della fiducia nel rapporto con l’utenza, disponendo che «per assicurare il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dal professionista sono comunicate al soggetto destinatario della prestazione intellettuale con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo».

Sul piano professionale, infine, vengono introdotte due ulteriori previsioni. La prima riguarda gli ordini e le associazioni previste dalla legge 4/2013, che dovranno promuovere «percorsi di alfabetizzazione e formazione». La seconda fa riferimento all’equo compenso, che dovrà essere riconosciuto «in misura modulabile sulla base delle responsabilità e dei rischi connessi all’uso dei sistemi di intelligenza artificiale».

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