Emendamenti della maggioranza al DDL delega: regolarizzazioni più ampie, meno demolizioni e forte continuità con il Salva Casa
Il pacchetto di emendamenti presentato dalla maggioranza al disegno di legge delega sul Codice dell’Edilizia e delle Costruzioni prefigura una riscrittura profonda del Testo unico dell’edilizia. Le proposte puntano a ridurre il contenzioso, ampliare gli strumenti di sanatoria per le irregolarità minori e rendere più snelli i procedimenti, rafforzando l’impostazione già avviata dal Salva Casa. Un quadro che impone ai tecnici una rilettura attenta delle regole operative.
Un DDL delega ad alta intensità di modifiche
Il percorso parlamentare del Codice dell’Edilizia e delle Costruzioni prende forma con la presentazione di 372 emendamenti da parte della maggioranza. Le proposte intervengono su numerosi snodi della disciplina edilizia, con l’obiettivo dichiarato di rendere più gestibile il recupero del patrimonio esistente e favorire la rigenerazione urbana, riducendo rigidità e conflittualità.
Le opposizioni parlano di un rischio “condono mascherato”, mentre l’impianto complessivo si colloca nel solco della recente stagione di semplificazione.
La riscrittura del Testo Unico
Il DDL delega, approvato dal Governo con procedura d’urgenza il 4 dicembre 2025, prevede l’adozione dei decreti legislativi entro un anno. L’obiettivo è una revisione integrale del d.P.R. 380/2001, secondo una traccia già delineata dal MIT.
I pilastri della riforma riguardano: ridefinizione degli abusi edilizi, razionalizzazione dei titoli, semplificazione dei cambi d’uso, riordino delle difformità e migliore coordinamento tra urbanistica ed edilizia.
Sanatorie edilizie: doppia conformità più elastica
Un primo gruppo di emendamenti amplia le possibilità di regolarizzazione, superando una lettura rigida della doppia conformità e virando sempre di più verso la sanatoria semplificata (asincrona) introdotta dal Salva Casa per gli abusi lievi. Si valorizza la conformità sostanziale agli strumenti urbanistici, distinguendo tra abusi rilevanti e irregolarità formali, con l’intento di ridurre demolizioni automatiche e chiudere procedimenti pendenti.
Emergono proposte per una disciplina nazionale unica delle tolleranze e per includere nella sanatoria errori grafici, minime pertinenze, difformità condominiali e scostamenti di sedime.
Condoni pendenti e silenzio-assenso
Gli emendamenti intervengono anche sulle domande di condono ancora aperte (1985, 1994, 2003), rafforzando il ricorso al silenzio-assenso. Si ipotizza l’estensione delle definizioni anche in aree vincolate, previo accertamento di compatibilità paesaggistica, e la sospensione delle demolizioni fino alla chiusura delle pratiche.
Alcune proposte mirano a riattivare le istanze del terzo condono per opere completate entro il 31 marzo 2003.
Regolarizzazioni in ambito sismico
Sul fronte strutturale si introduce la possibilità di sanatoria postuma per interventi eseguiti senza autorizzazione preventiva, a condizione che sia dimostrata la sicurezza dell’opera. Il controllo viene spostato su verifiche tecniche e responsabilità professionali, con rafforzamento delle verifiche successive.
Titoli edilizi e semplificazione procedurale
Le modifiche ampliano l’edilizia libera e l’uso della SCIA, limitando il permesso di costruire ai casi di maggiore impatto. Viene rafforzato il principio di affidamento e ridotto il perimetro dell’annullamento d’ufficio. Particolare attenzione è dedicata agli interventi non strutturali per migliorare salubrità, ventilazione e illuminazione naturale.
Cambi d’uso e rigenerazione urbana
Numerosi emendamenti puntano a rendere più agevoli i cambi di destinazione d’uso, soprattutto senza opere, favorendo il riuso del costruito. Tra le ipotesi più spinte, il passaggio da ufficio ad abitazione, subordinato al rispetto delle condizioni di agibilità.
Stato legittimo, distanze e deroghe
Alcuni emendamenti propongono di includere i condoni tra gli elementi utili alla ricostruzione dello stato legittimo. In tema di distanze e altezze, emerge una maggiore flessibilità per gli interventi di recupero, con possibili deroghe ai limiti urbanistici e al DM 1444/1968 quando funzionali alla rigenerazione urbana.














