martedì, 27 Settembre 2022
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Nuovi aiuti in vista contro il «caro-bollette» (per circa 13 miliardi), mentre slitta il «price cap»

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Ultimi giorni della XVIII Legislatura, ma anche estreme mosse governative per calmierare i costi energetici degli italiani, messi a dura prova dalle conseguenze del conflitto russo-ucraino: si lavora, infatti, ad un provvedimento da 12-13 miliardi di euro, il cosiddetto Decreto Aiuti ter, che dovrebbe essere messo nero su bianco la prossima settimana. Il Consiglio dei ministri della giornata di ieri ha dato il via libera alla Relazione sull’aggiustamento di bilancio che certifica 6,2 miliardi di maggiori entrate, che l’Esecutivo di Mario Draghi punta almeno a raddoppiare. Ma non è all’orizzonte alcuno scostamento in deficit, giacché la revisione dei saldi di finanza pubblica si farà con le risorse esistenti. Precisazione fondamentale, in una fase di acceso confronto fra i partiti in campagna elettorale in vista delle votazioni del 25 settembre che non intendono (soprattutto nel centrodestra) ritrovarsi con nuovo debito con cui fare i conti, una volta che cambierà l’inquilino di palazzo Chigi.

Le misure in cantiere per il nuovo decreto di sostegno a famiglie ed aziende, a quanto si è saputo, vanno dalla proroga per l’ultimo trimestre dei crediti di imposta (stimata in 4 miliardi, 5 se verranno rafforzati) agli aiuti alle Piccole e medie imprese (Pmi) che affrontano una crisi di liquidità, dagli sconti fiscali alle quote di energia da rinnovabili riservati a settori industriali ritenuti «cruciali». Il governo in carica, tuttavia, è all’opera pure sui versanti del rafforzamento del «bonus» sociale per le famiglie a basso reddito e ai prezzi «calmierati» del gas per le aziende energivore che l’acquistano tramite il Gse (con contratti di lungo periodo). E, a seguire, si apprende che non è sfumata completamente la proposta di una Cassa integrazione scontata per due mesi per le realtà produttive in condizioni di maggiori difficoltà, mentre l’ipotesi di procedere ad una rateizzazione delle bollette avrebbe gradualmente perso quotazioni, stando a quanto trapela da palazzo Chigi.

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Nel frattempo, sul «price cap» che l’Europa vorrebbe imporre sul gas, ovvero del «tetto» sul costo della materia prima dalla Russia, si è assistito nelle ultime ore ad un rinvio. La misura, invocata da mesi dal governo italiano, continua a spaccare il Vecchio Continente: gli Stati, infatti, hanno bisogno di altro tempo per riflettere su una decisione che, vista la sua delicatezza, sia sotto il profilo tecnico sia per l’impatto geopolitico, dovrà inevitabilmente essere assunta non prima di ottobre, quando, prima a Praga e poi a Bruxelles, i leader si troveranno faccia a faccia al tavolo della trattativa per due volte nel giro di quindici giorni. Colpisce, infine, quanto accaduto alle Acciaierie di Sicilia che si fermano per due settimane (con 500 operai che vanno in cassa integrazione), perché la società del gruppo Alfa Acciai, che a Catania produce tondini per il cemento armato, deve fare i conti con un incremento di spese energetiche di oltre il 200%.

 

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