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Nucleare, il Consiglio dei ministri approva la legge delega

da | 3 Ott 2025 | Meccanica ed efficienza energetica

L’energia nucleare entra nel mix energetico nazionale. Decreti attuativi entro i prossimi 12 mesi

L’Italia apre al nucleare.

Dopo mesi di discussioni, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo al disegno di legge delega «in materia di energia nucleare sostenibile». L’obiettivo, spiega il Cdm, è «intervenire in modo organico sulla produzione di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione, inserendola nel mix energetico italiano per raggiungere l’indipendenza energetica e gli obiettivi di decarbonizzazione».

Il provvedimento è stato accolto con entusiasmo dal ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto: «Con questo provvedimento l’Italia si dota di uno strumento fondamentale per guardare al futuro con realismo e ambizione. Vogliamo essere protagonisti delle nuove tecnologie, dagli Smr e Amr fino alla fusione, nel quadro della neutralità tecnologica e della transizione energetica europea. Il nucleare sostenibile è una scelta di innovazione, sicurezza e responsabilità verso i cittadini, le imprese e l’ambiente», ha sottolineato.

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La legge delega affida al governo il compito di regolamentare l’introduzione del nucleare sostenibile, in linea con le politiche europee di decarbonizzazione al 2050 e con le esigenze di sicurezza energetica. Tra le misure previste: un Programma nazionale per il nucleare sostenibile, la creazione di un’Autorità indipendente per la sicurezza, il rafforzamento della ricerca, la formazione di nuove competenze e campagne di informazione e sensibilizzazione.

Secondo la relazione tecnica al disegno di legge, visionata da Opificium, numerosi Paesi in Asia, Europa e Nord America stanno puntando sull’atomo per produrre elettricità, calore e idrogeno a basse emissioni di carbonio, con l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Oggi, a livello globale, il nucleare è la seconda fonte di elettricità a basse emissioni dopo l’idroelettrico. L’esecutivo intende dunque aprire una nuova fase, nettamente distinta dal passato: i vecchi impianti, di prima e seconda generazione, saranno dismessi in via definitiva, salvo possibili riconversioni. Le nuove tecnologie modulari e avanzate segneranno una cesura rispetto all’esperienza italiana del passato, giudicata ormai superata.

Altro punto cardine sarà una disciplina organica dell’intero ciclo di vita del nucleare: dalla progettazione alla costruzione, dall’esercizio alla gestione e smaltimento delle scorie, fino allo smantellamento degli impianti. Tutto dovrà rispettare gli standard internazionali di qualità e sicurezza, minimizzando l’impatto sociale e ambientale. Il modello scelto punta su un approccio integrato che regoli ogni fase del processo, favorisca investimenti con ritorni per gli operatori e garantisca procedure autorizzative rapide, sicure e fondate su certezza del diritto. La semplificazione amministrativa dovrà andare di pari passo con il mantenimento dei più elevati standard di sicurezza, oltre alle misure in materia di salvaguardie nucleari e non proliferazione. Ora parte la fase attuativa, con una durata prevista di 12 mesi. Dodici mesi che promettono di accendere un ampio dibattito, vista la natura divisiva del tema e il precedente referendum che ne aveva bloccato lo sviluppo in Italia. Il percorso sarà sostenuto da 60 milioni di euro: 20 milioni all’anno per il prossimo triennio.

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