Si è appena chiusa la Participatory design conference 2026 al campus Bovisa del Politecnico
Milano sempre più capitale mondiale del design. Una formula forse abusata, soprattutto nei giorni del Salone del mobile. Eppure, i numeri continuano a darle ragione. La manifestazione è ormai uno degli appuntamenti più importanti del settore a livello internazionale e anche nel 2026 ha fatto registrare risultati record. Ridurre però la centralità di Milano al solo Salone sarebbe un errore.
Appena pochi giorni fa si è infatti conclusa la Participatory Design Conference 2026, ospitata al Campus Bovisa Durando del Politecnico di Milano. L’evento, promosso dal sistema design dell’ateneo con il supporto dell’Amministrazione comunale, rappresenta uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla ricerca e alle pratiche del design partecipativo. Per alcuni giorni, il capoluogo lombardo ha accolto studiosi, professionisti e operatori provenienti da tutto il mondo, confermandosi ancora una volta un punto di incontro per il dibattito internazionale sul progetto.
Non a caso, il tema scelto per questa edizione era «Peace, Dialogue, Coexistence. Designing for Living Together». L’obiettivo era aprire uno spazio di confronto interdisciplinare sul contributo che il design può offrire alla costruzione di dialogo, cooperazione e convivenza in un contesto globale caratterizzato da conflitti, trasformazioni sociali, crisi ambientali e transizioni tecnologiche.
19 edizioni
Giunta alla sua 19^ edizione, la manifestazione ha registrato, secondo gli organizzatori, un’affluenza senza precedenti. Oltre 3 mila professionisti provenienti da tutto il mondo hanno preso parte all’evento, insieme a più di 100 speaker coinvolti nel corso della tre giorni.
La conferenza è stata progettata per andare oltre le formule tradizionali degli appuntamenti accademici, alternando contributi scientifici, workshop, installazioni e Situated Actions, momenti espositivi e performativi aperti anche al pubblico. Tra le novità dell’edizione 2026 spicca il format delle Conversations che, come si legge sul sito della manifestazione, «mette in dialogo gli autori degli studi, superando il modello tradizionale delle presentazioni frontali».
La Participatory Design Conference non è però un episodio isolato. Si inserisce in una strategia più ampia che vede Milano rafforzare il proprio ruolo di riferimento per il design nazionale e internazionale durante tutto l’arco dell’anno. Accanto al Salone del mobile, la città ha infatti ospitato mostre dedicate al progetto presso la Triennale, la consegna del Compasso d’oro, la Milano Arch Week e le numerose iniziative promosse dall’Adi Design Museum.
Se il Salone rappresenta il momento di massima visibilità, il resto del calendario conferma che Milano è ormai un laboratorio permanente per il design, capace di attrarre professionisti, studiosi e appassionati ben oltre la settimana più famosa dell’anno.














