Con la norma, prevista dalla legge di bilancio, che rivede le procedure di pagamento dei professionisti che operano con la PA, si rischiano diverse criticità sul piano della tutela dei diritti fondamentali
L’introduzione del nuovo comma 1-ter all’articolo 48-bis del DPR 602/1973, previsto dalla bozza del testo della Legge di Bilancio che oggi approda in Senato per le operazioni di voto, prevede che il meccanismo di verifica dell’inadempienza fiscale e di pagamento sostitutivo sia esteso anche ai compensi professionali fino a 5.000 euro, inclusi quelli relativi alle attività svolte nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato. La misura, destinata ad entrare in vigore il prossimo 15 giugno 2026, a seguito di modifiche dei sistemi informatici, rischia di produrre effetti rilevanti e criticità sul piano della tutela dei diritti dei professionisti.
Il compenso professionale non rappresenta una mera disponibilità finanziaria, ma il corrispettivo di una prestazione già resa ed è spesso l’unica fonte di sostentamento del professionista. L’intercettazione automatica del compenso a soddisfazione del credito erariale, inciderebbe direttamente sul diritto al lavoro, tutelato dall’articolo 35 della Costituzione, senza prevedere soglie di salvaguardia analoghe a quelle riconosciute al lavoro dipendente. Una disparità di trattamento che appare difficilmente conciliabile con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Carta costituzionale. Inoltre, l’estensione del meccanismo ai compensi di modesto importo accentuerebbe, inoltre, un effetto regressivo, colpendo in modo particolare i professionisti più esposti e incidendo sulla possibilità di garantire condizioni di vita dignitose. Particolarmente delicata è poi l’applicazione della norma ai compensi derivanti dal patrocinio a spese dello Stato, ambito nel quale il professionista concorre all’attuazione del diritto di difesa garantito dall’articolo 24 della Costituzione. Il rischio è quello di scoraggiare l’assunzione di incarichi e compromettere l’effettività del servizio.
Auspichiamo, pertanto, che venga modificata la disposizione in essere alla luce di quanto esposto e a tutela dei principi costituzionali.









