L’Osservatorio sull’equo compenso ha iniziato l’iter, la prossima riunione a maggio

da | 19 Apr 2024 | Professioni a confronto

L’Osservatorio nazionale per vigilare sulla corretta implementazione della disciplina ha cominciato il suo percorso

A poco meno di un anno dall’entrata in vigore della legge sull’equo compenso per le prestazioni libero-professionali (49 del 2023) l’Osservatorio nazionale per vigilare sulla corretta implementazione della disciplina ha cominciato il suo percorso: l’11 aprile scorso si è tenuta, infatti, la prima seduta dell’organismo istituito presso il ministero della Giustizia. E, stando a quanto si è appreso, l’intenzione è di convocare nuovamente i membri nella prima metà del mese di maggio, anche per definire al meglio i lavori, in vista della stesura di una relazione da presentare al governo sullo stato di applicazione del provvedimento – come previsto dall’articolo 10 della normativa sulla giusta corresponsione dei pagamenti agli autonomi – entro il 30 settembre prossimo. A guidare l’Osservatorio, istituito ufficialmente lo scorso 6 marzo con provvedimento del ministro Carlo Nordio, è stato chiamato il vice capo di gabinetto del titolare del dicastero di Via Arenula Francesco Comparone, mentre i componenti (insieme ad altre figure di nomina ministeriale) sono i presidenti ed alcuni consiglieri nazionali, fra cui il numero uno del Consiglio nazionale dei periti industriali Giovanni Esposito, in rappresentanza di tutte le categorie ordinistiche, oltre a cinque esponenti del mondo delle professioni associative (regolamentate dalla legge 4 del 2013).

Il compito che spetta ai membri è di segnalare al ministro della Giustizia eventuali condotte, o prassi applicative, o interpretative in contrasto con le disposizioni in materia di equo compenso e di tutela dei professionisti dalle clausole vessatorie. Nel corso del primo incontro (avvenuto in modalità telematica) è stato affrontato sia il tema dell’aggiornamento dei parametri ministeriali per la determinazione degli emolumenti (con richiesta del ministero ai rappresentanti degli Ordini di inviare le proposte di revisione delle attuali tabelle che vanno aggiornate ogni due anni su proposta dei Consigli nazionali, come stabilito dall’articolo 5 della legge 49), sia quello delle disposizioni deontologiche che vanno a vincolare il professionista alla stipula di preventivi congrui con l’equità delle prestazioni che gli vengono affidate dal cliente, impedendo anche pratiche di concorrenza sleale tra colleghi. Il dicastero, in particolare, ha chiesto di essere messo al corrente se, negli 11 mesi di vigenza della legge, sono stati disposti dei provvedimenti disciplinari.

Più di un partecipante alla riunione d’insediamento ha riferito di alcuni «nodi» normativi messi in evidenza: com’è noto, la disciplina si applica per soggetti in convenzione che abbiano più di 50 dipendenti e 10 milioni di euro di ricavi, perciò l’ambito applicativo è ridotto (sono stati censiti circa 78.000 soggetti) e l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha sollevato dubbi che la norma si possa applicare ai contratti pubblici, anche se esiste un orientamento che va nella direzione favorevole (la sentenza del Tar del Veneto 632/2023).

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