Lo spreco alimentare in Italia vale 15 miliardi l’anno

da | 7 Feb 2024 | Tecnologie alimentari

Comunità energetiche 2023

Il report Wwf sullo spreco alimentare. Ogni cittadino butta in media 25 kg l’anno

Lo spreco alimentare costa all’Italia 15 miliardi l’anno, circa un punto di Pil. Ogni cittadino butta, in media, mezzo chilo di cibo a settimana, raggiungendo i 25 kg l’anno.Eppure, cresce il numero delle persone che fanno fatica a nutrirsi regolarmente.                                                   Sono le conclusioni dell’Osservatorio Waste Watcher, rilanciate dal Wwf il 5 febbraio in occasione della giornata nazionale contro lo spreco alimentare.

“Se lo spreco alimentare fosse un paese, sarebbe il terzo maggiore produttore di gas climalteranti dopo gli Usa e la Cina”, si legge sul sito del Wwf. “Lo spreco di cibo è responsabile del 20% del consumo di acqua dolce e di fertilizzanti, e del 30% dell’uso globale dei terreni agricoli”.

E c’è di più: il valore economico del cibo sprecato a livello globale si aggira intorno a 1.000 miliardi di dollari all’anno, ma sale a circa 2.600 miliardi di dollari se si considerano alcuni dei costi «nascosti» legati all’acqua e all’impatto ambientale. “Sebbene il cibo venga perso lungo tutta la catena di approvvigionamento, nei Paesi ad alto reddito le perdite si verificano soprattutto a livello di post-vendita e di consumo e variano tra 124 e 154 kg pro capite all’anno e comportano un costo economico elevato, stimato al 10-25% della spesa alimentare annua delle famiglie”, si legge ancora nel report.

Per quanto riguarda l’Italia, detto dei 15 miliardi e dei 25 kg a testa, l’analisi del Wwf evidenzia anche quali siano le principali “fonti” di spreco: “in testa un incremento dello spreco di frutta e verdura fresca, latte, yogurt, pane, componenti fondamentali di una nutrizione sana, che sottraiamo alla nostra dieta, sempre più squilibrata”.

Un impatto su questo processo arriva anche dall’aumento dei prezzi: “anche a causa dei rincari e dell’inflazione, stiamo assistendo a quello che viene chiamato uno “spreco calorico” ossia un eccesso di alimenti di basso valore nutrizionale (e a basso costo) nella dieta, con ripercussioni negative sulla nostra salute. Diete sbagliate aggiungono, infatti, ai costi ambientali ed economici, anche costi sanitari per curare le malattie legate alla malnutrizione per eccesso o per difetto di alcuni nutrienti.

Ad oggi finiscono nella pattumiera solo dallo spreco che avviene nelle nostre case circa 6 miliardi di euro a cui vanno aggiunti ~9 miliardi euro dello spreco di filiera, che fanno che fanno in media, come detto, circa 15 miliardi di euro all’anno, circa un punto di Pil solo in Italia.

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