Legge sul ripristino della natura, 11 Paesi europei in «pressing» per l’attuazione, Italia cauta

da | 14 Mag 2024 | Costruzione, ambiente e territorio

Varare la «Nature restoration law» (la legge sul ripristino della natura) non è stato semplice, nel febbraio scorso, al Parlamento di Strasburgo, per le posizioni contrarie di una buona «fetta» dei deputati europei (in prevalenza dei partiti conservatori), tanto da essere passata con «soli» 329 voti a favore, 275 contrari e 24 astenuti.

E, adesso, il percorso della norma, che dovrà essere poi approvata dal Consiglio Ue per poter finire in Gazzetta ufficiale, sembra essersi drasticamente arrestato, tanto da suscitare oggi la presa si posizione netta di 11 Stati del Vecchio Continente: in una lettera indirizzata alla presidenza belga dell’Unione europea e agli altri Paesi membri, Irlanda (la nazione che ha promosso l’iniziativa), Germania, Francia, Spagna, Repubblica ceca, Lussemburgo, Lituania, Estonia, Danimarca, Slovenia e Consiglio Ambiente del 17 giugno sottolineano che «la continua assenza di una maggioranza qualificata per l’accordo provvisorio, accuratamente negoziato, è molto preoccupante: un simile passo indietro su compromessi precedentemente concordati, frutto di lunghi mesi di negoziati, mette a rischio le nostre istituzioni democratiche, e mette in discussione il processo decisionale dell’Ue». Pertanto, indicano i firmatari dell’appello, occorre «agire con urgenza e decisione, per concludere il processo politico» riguardante la legge.

Ma quali sono le caratteristiche dell’iniziativa normativa? Innanzitutto, stando agli osservatori, si tratta di un primo, effettivo «paletto» fissato nel «terreno» (metaforicamente e non) per favorire la protezione ed il ripristino degli ecosistemi europei, nonché una testimonianza della presa d’atto del Legislatore della necessità di adottare misure concrete per affrontare la crisi ambientale e per garantire alle future generazioni un futuro il più possibile sostenibile. Il testo stabilisce, nelle sue pieghe, l’introduzione del reato di ecocidio, un intervento che è orientato a punire coloro che danneggiano l’ambiente, attraverso atti di inquinamento, e invita, tra l’altro, gli Stati membri dell’organismo di Bruxelles a progredire sugli indicatori della biodiversità agricola, compreso l’aumento del numero di farfalle delle praterie e degli uccelli da allevamento.

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L’intesa raggiunta nei mesi passati a Strasburgo è, di fatto, «congelata» nel Consiglio Ue, a causa dell’assenza di una maggioranza qualificata per convalidarla: Svezia, Italia e Paesi Bassi avrebbero espresso l’intenzione di votare contro la legge mentre Finlandia, Polonia, Belgio e Ungheria di astenersi (azione che, ai fini della maggioranza qualificata, vale come un «no»); a quanto si apprende, sarebbe sufficiente che uno di tali Paesi cambiasse idea, per spostare gli equilibri in seno al Consiglio. E convalidare l’accordo prima della (vicina) fine della Legislatura europea, che terminerà col voto di giugno.

Nelle ultime ore, infine, per l’Italia il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto, interpellato sulle scelte della Penisola riguardo ad alcuni temi ambientali comunitari, ha affermato che bisogna «essere realistici, rispetto alle condizioni del nostro Paese», spiegando che le decisioni in sede europea «vanno calate» sempre sulla realtà dello Stivale.

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