Esultano le opposizioni per l’emendamento respinto di FdI sulle preferenze
Clima rovente, alla Camera dei deputati, fra ieri e oggi sulla legge elettorale: per un solo voto (nel complesso ci sono stati i pareri contrari delle opposizioni in aggiunta ad una stima di circa 40 «franchi tiratori» in azione nel centrodestra nel segreto dell’urna, in parte di donne che non si sono sentite garantite) è stato respinto l’emendamento del capogruppo di FdI a Montecitorio Galeazzo Bignami che puntava a reintrodurre le preferenze in vista delle elezioni del 2027.
La premier Giorgia Meloni ha commentato sui social: «Ha vinto di nuovo la palude», sottolineando che, visti i «no» nella sua coalizione «serve una riflessione». Ben diversa la reazione della minoranza, con Pd, M5s e Avs che hanno esultato nell’Assemblea parlando di «fallimento» e invocando le dimissioni del governo, per poi ritirare nella serata di ieri gran parte degli emendamenti, rallentando, di fatto, l’esame del provvedimento.
L’atmosfera non si è mostrata serena neppure questa mattina, ma l’Esecutivo ha subito chiarito che non intende fermarsi, liquidando l’accaduto come un «incidente di percorso».
Altri momenti di tensione, poi, stamani quando l’aula della Camera ha respinto, a scrutinio segreto, con 233 no e 139 sì, l’emendamento presentato dal deputato di Futuro nazionale Edoardo Ziello, dopo che in mattinata il ministro per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati aveva cambiato il parere sull’emendamento sulle preferenze della formazione del generale Roberto Vannacci, da negativo in positivo; così gli esponenti di FdI lo hanno votato, ma Lega e Forza Italia avevano già espresso il loro dissenso.
Avanza, a questo punto, l’ipotesi di ripresentare lo stesso emendamento sulle preferenze anche al Senato, dove non è previsto il voto segreto, a differenza di quanto accade con il regolamento di Montecitorio, una soluzione che potrebbe, tra alcuni giorni, stemperare le tensioni che si stanno sviluppano nella compagine di centrodestra. E il vertice del M5s Giuseppe Conte sottolinea come il campo largo sia pronto a impegnarsi per il programma e ad accelerare sul candidato premier del centrosinistra.
A dire la sua anche il leader di Iv Matteo Renzi: «Il problema, in questo momento, non sono più gli emendamenti, è tutta una questione politica. Giorgia Meloni ha scelto di cambiare la legge elettorale a 8 mesi dalle elezioni perché ha paura di perdere. Questo è un fatto che squalifica il desiderio della maggioranza di avere una nuova legge elettorale», ha sottolineato l’ex premier. «Dentro la maggioranza hanno prima fatto un accordo e poi hanno perso i numeri, il fatto politico è che i numeri non li hanno. In una democrazia parlamentare vecchio stile non si votavano oggi altri emendamenti, si andava al Quirinale a dimettersi. E noi delle opposizioni avremmo dovuto dire una cosa molto semplice. Non siamo disponibili per governi tecnici, se si va al Quirinale poi si va alle elezioni», ha concluso Renzi.









