Legambiente, da Regioni nel 2022 via libera solo a 1% solare: procedure da semplificare

da | 24 Mar 2023 | Ambiente, cave e miniere

Legambiente: le regioni tirano il freno a mano sulle rinnovabili, procedure da semplificare

Secondo il rapporto di Legambiente “Scacco matto alle rinnovabili“, presentato alla fiera della transizione energetica K.EY a Rimini, infatti, gli enti locali nell’ultimo anno hanno vanificato quasi del tutto le semplificazioni adottate dai governi Draghi e Meloni, non autorizzando quegli impianti che avevano già ricevuto il via libera dall’esecutivo.

Nonostante le semplificazioni avviate, e l’istituzione e il potenziamento deciso dal governo Meloni delle due Commissioni di valutazione Via-Vas presso il ministero dell’Ambiente, dice Lega Ambiente, sono pochissime le autorizzazioni rilasciate dalle Regioni negli ultimi 4 anni. Nel 2022 solo l’1% dei progetti di impianti fotovoltaici ha ricevuto l’ok dagli enti locali maggiori. Si tratta del dato più basso degli ultimi 4 anni: stando ai numeri, “nel 2019 a ricevere l’autorizzazione sono state il 41% delle istanze, per poi scendere al 19% nel 2020, al 9% nel 2021. Ancor peggio i dati dell’eolico on-shore, con una percentuale di autorizzazioni rilasciate nel 2019 del 6%, del 4% nel 2020, del 1% nel 2021, per arrivare allo 0% nel 2022”.

Eppure, negli ultimi anni sono aumentati sia i progetti presentati sia le richieste di connessione alla rete elettrica nazionale di impianti di energia a fonti rinnovabili: quest’ultime sono passate da 168 Gw al 31 dicembre 2021 ad oltre 303 Gw al 31 gennaio 2023. Sono 1.364 gli impianti in attesa di autorizzazione statale, il 76% distribuito tra Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna.

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Secondo Terna, nel 2022 sono stati installati nuovi impianti di rinnovabili per appena 3,035 Gigawatt. E’ un aumento rispetto agli 0,8 Gw del 2021, ma ancora lontano dai 10 Gw all’anno che si dovrebbero installare per rispettare il taglio delle emissioni del 55% al 2030 previsto dal Piano europeo Fit for 55. Oltre alla lentezza degli iter autorizzativi e all’eccessiva burocrazia di Regioni e Soprintendenze ai beni culturali, a pesare sono anche i no delle amministrazioni comunali e le opposizioni locali Nimby (Not In My Backyard) e Nimto (Not In My Terms of Office).

Ecco perché per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, Legambiente propone l’aggiornamento delle Linee Guida per l’autorizzazione dei nuovi impianti, ferme al 2010, e un Testo Unico che semplifichi gli iter di autorizzazione e dia tempi certi alle procedure.

“Al Governo Meloni”, dichiara il Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, “torniamo a ribadire che il Paese non deve diventare l’hub del gas, ma quello delle rinnovabili. Se davvero si vuole contrastare la crisi climatica, accelerare la transizione ecologica e centrare gli obiettivi di decarbonizzazione indicati dall’Europa, l’Italia deve puntare con fermezza su rinnovabili, efficienza, autoproduzione, reti elettriche e accumuli”.

“In questo percorso – aggiunge -, è indispensabile che il Governo metta in campo una politica di breve, medio e lungo periodo anche rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione non più rimandabili. Primo fra tutti occorre semplificare l’iter dei processi autorizzativi, per garantire certezza dei tempi, e potenziare gli uffici delle Regioni che rilasciano le autorizzazioni, affinché gestiscano meglio i progetti che si stanno accumulando. Occorre riordinare la normativa sulle rinnovabili e aggiornare il Pniec rispondendo al nuovo scenario energetico che dovrà evolvere verso la configurazione di nuovi paesaggi sempre più rinnovabili e pensando sia agli obiettivi di decarbonizzazione al 2035 sia al modo migliore di integrarle nei territori”.

 

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