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Le donne guadagnano un quarto meno degli uomini

da | 26 Feb 2026 | Competenze multidisciplinari

I numeri nel report Civ dell’Inps. Gap importante anche sul valore delle pensioni

Le donne in Italia sono di più, ma guadagnano meno.

Le pensionate superano i pensionati, l’età media femminile è più alta, ma le pensioni sono decisamente più basse rispetto a quelle degli uomini. Difficoltà anche sul tasso di occupazione, nettamente più basso, nonché nella stabilità occupazionale, visto che la componente femminile è maggioritaria sia sui contratti a tempo determinato che sul part-time. I numeri provengono dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, che ha presentato il suo terzo rendiconto di genere. Il quadro che emerge è chiaro: il gender gap sul lavoro è ancora elevato in Italia.

Per prima cosa, l’Inps evidenzia i numeri della popolazione italiana: 58.943.464 abitanti, di cui il 51,1% donne e 48, 9% uomini. Il saldo naturale al 2024 riporta una differenza tra nascite e decessi negativa pari a 272.468 mila unità. Quindi, le donne sono più degli uomini. Ma sono meno quelle che lavorano. Infatti, nel 2024 il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 53,3%, rispetto al 71,1% degli uomini, evidenziando un divario di genere significativo pari al 17,8%. Inoltre, le assunzioni femminili hanno rappresentato solo il 42,2% del totale. Dello stesso tenore, come detto, le statistiche in merito all’instabilità occupazionale, un aspetto che coinvolge soprattutto le donne visto che, tra le assunzioni a tempo indeterminato, solo il 36,7% sono donne, a fronte del 63,3% di uomini. Inoltre, le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 67,2% del totale e anche il part time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 13,7% degli occupati, rispetto al 4,6% dei maschi.

Ma l’elemento di maggiore criticità riguarda, come sempre, gli stipendi

Le donne, a parità di mansioni, guadagnano meno degli uomini. In media, percepiscono una retribuzione del 25% più bassa rispetto alla componente maschile. In particolare, fra i principali settori economici, la differenza è pari al 19,7% nelle attività manifatturiere, 23,6% nel commercio, 15,7% nei servizi di alloggio e ristorazione, 31,7% nelle attività finanziarie e assicurative. Un dato che riflette anche un ulteriore elemento evidenziato dall’Inps, ovvero i ruoli manageriali: le donne dirigenti sono solo il 21,8% del totale, mentre tra i quadri il genere femminile si ferma al 33,1%.

Dal report Inps emergono, poi, una serie di dati in linea con le edizioni passate. Come, ad esempio, il fatto che le donne continuino a essere le principali protagoniste nel lavoro di cura. Nel 2024, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 15,4 milioni, contro appena 2,8 milioni degli uomini.

Infine, il versante pensionistico. Sebbene, anche qui, le pensionate siano più dei pensionati (7,99 milioni contro 7,37 milioni), rimangono “significative differenze negli importi erogati”. Nel lavoro dipendente privato, le pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità per le donne sono rispettivamente del 25,1% e del 31,5% inferiori rispetto a quelle degli uomini, mentre nel caso delle pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,2%.

Gli unici due aspetti in cui le donne superano gli uomini sono le pensioni ai superstiti e quelle di anzianità, ovvero quelle raggiunte senza prepensionamenti. Ma, anche qui, il dato nasconde una criticità per l’universo femminile. Come spiegano dall’Inps, il numero limitato delle donne che beneficiano della pensione di anzianità/anticipata (solo il 34,2% rispetto al 65,8% degli uomini) “evidenzia le difficoltà delle donne a raggiungere gli alti requisiti contributivi previsti, a causa della discontinuità che caratterizza il loro percorso lavorativo”.

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