Lavoro, per Unioncamere nel nostro Paese serviranno 3,6 milioni di occupati entro il 2028

da | 11 Mar 2024 | Primo piano

Unioncamere: Report lavoro nel nostro paese sugli occupati

L’annoso «nodo» della difficoltà di incrocio fra la domanda e l’offerta di occupazione rischia di creare (altri) problemi all’Italia, anche in una prospettiva temporale non troppo ampia: stando, infatti, a quanto è stato messo nero su bianco da Unioncamere  (l’organismo del sistema delle camere di commercio del Paese) nel report, tra il 2024 e il 2028 il nostro mercato del lavoro «potrà esprimere un fabbisogno, comprese le sostituzioni delle persone che usciranno, oppure andranno in pensione, compreso tra i 3,1 e i 3,6 milioni» di addetti, a seconda dello scenario macroeconomico considerato (più, o meno positivo).

Difatti, si legge nel report divulgato stamattina (realizzato da Infocamere, in collaborazione con il ministero del Lavoro), lo «stock» occupazionale del 2023 «potrebbe crescere nel quinquennio da un minimo di 238.000 unità fino a un massimo di 722.000», in base a contesti generali più, o meno favorevoli.

Sulla «performance» globale, viene evidenziato nel documento, andrà a «pesare» l’«effettivo impatto delle risorse stanziate con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e gran parte del fabbisogno sarà determinato» da quanti usciranno dal mondo dell’impiego: si tratterà di circa 2,9 milioni di unità nel quinquennio. A giudizio del presidente di Unioncamere Andrea Prete, la stima per il 2023 del costo del «mismatch» fra domanda ed offerta di lavoro è di un ammontare pari a «43,9 miliardi, cifra corrispondente a circa il 2,5% del Prodotto interno lordo italiano.

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Per invertire il «trend», che ha tante ragioni d’essere, a cominciare dall’andamento demografico, si deve operare – ha aggiunto – sempre di più sul fronte dell’orientamento e avvicinare i percorsi formativi alle grandi trasformazioni» che si stanno verificando.

Nel testo si riferisce che, da qui al 2028, sarà alto il fabbisogno di figure che potranno vantare il conseguimento di un titolo in ambito Stem (l’acronimo che racchiude le materie scientifiche tecnologiche, ingegneristiche e matematiche), che determinerà un significativo disequilibrio, rispetto alla presenza di giovani in possesso di questo tipo di formazione proiettati nel mercato del lavoro (fra gli 8.000 ed i 17.000 soggetti ogni anno, si prevede). È, poi, fondamentale guardare agli effetti delle evoluzioni che stiamo attraversano per meglio immaginare i fenomeni occupazionali futuri: per Unioncamere, infatti, i «macro-trend» delle transizioni «verde» e digitale incideranno sulla domanda di personale, portando «sia ad un innalzamento delle competenze verdi e digitali richieste, sia alla nascita di nuove figure professionali».

E, dunque, si stima che tra il 2024 e il 2028 il possesso di abilità «green» verrà domandato con una discreta rilevanza ad oltre 2,3 milioni di lavoratori (quasi i due terzi del fabbisogno del quinquennio) e le conoscenze digitali verranno richieste ad almeno 2,1 milioni di occupati (oltre il 58% del fabbisogno totale).

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