mercoledì, 5 Ottobre 2022

Lauree abilitanti, tutela in caso di malattia, equo compenso: le leggi più attese dai professionisti

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A breve ripartiranno i lavori parlamentari con dei «nodi» (finanziari) da sciogliere.

La pausa estiva ha lasciato intatte le aspettative dei liberi professionisti, che ambiscono a veder tradotti in leggi dello Stato alcuni provvedimenti al vaglio del Parlamento, finalizzati a ridisegnare gli assetti ordinamentali, nonché a fornire inedite protezioni alle diverse platee di lavoratori autonomi. Ad aver superato un primo passaggio d’Aula è il disegno di legge che porta il nome dell’ex ministro dell’Università e della ricerca, Gaetano Manfredi: alla fine di giugno il testo che, così come modificato in Commissione, mira a rendere abilitanti le lauree professionalizzanti e, come aveva avuto modo di sottolineare il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali Giovanni Esposito, in occasione del varo di Montecitorio, «estendere questo principio anche a quelle professioni che ne faranno richiesta significa che la formazione maturata durante il corso di studi universitari diventerà più corrispondente alle conoscenze e alle abilità che dovrà possedere il professionista». Ma, aveva tenuto a ricordare, «rendere abilitanti i percorsi formativi non vuol dire abolire l’esame di abilitazione, ma semplificarne le procedure, facendolo coincidere con quello di laurea». Ecco, dunque, evidenziato il valore di un provvedimento che estenderà i suoi effetti su varie categorie. E su cui c’è l’auspicio che l’iter proceda in maniera spedita al Senato.

A seguire, il disegno di legge sul differimento dei termini per il professionista malato, o infortunato, è sempre incardinato a palazzo Madama, nella Commissione Giustizia, ma fermo da mesi per problemi di copertura finanziaria: l’iniziale quantificazione degli effetti negativi che avrebbe generato superava, secondo la Ragioneria generale dello Stato, i 236 milioni, ma un successivo dialogo, avviato dal primo firmatario, il senatore di FdI Andrea de Bertoldi, con il ministero dell’Economia (sia con i tecnici del dicastero, sia con il titolare Daniele Franco), potrebbe portare, a partire da settembre, a modifiche nel testo che farebbero calare la dotazione necessaria, senza intaccare le previste tutele per i lavoratori autonomi. E, in tal modo, rendere più facile, anche in virtù della disponibilità manifestata dal ministro, alla fine di luglio, reperire le somme (che, in base ad un ricalcolo, si aggirerebbero sui 30 milioni)  per sovvenzionare il provvedimento.

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È, infine, in stallo la proposta parlamentare del centrodestra, a prima sigla della leader di FdI Giorgia Meloni, che punta a «stringere i bulloni» della legge del 2017 che introdusse nell’ordinamento il principio dell’equo compenso per le prestazioni professionali. La Commissione Bilancio della Camera ha fermato il voto in Assemblea, a luglio, perché la Ragioneria ha segnalato che il testo porta oneri pari a circa 150 milioni. E, finora, non vi sono stati passi in avanti tali da consentire al provvedimento di tornare al vaglio dei deputati.

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