L’Inail lancia l’idea della tutela contro gli infortuni «allargata» ai professionisti

da | 17 Gen 2024 | Professioni a confronto

La «coperta» assicurativa dell’Inail (l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) estesa anche ai liberi professionisti iscritti agli Ordini e Collegi e agli occupati autonomi che versano i contributi alla gestione separata dell’Inps: è l’ipotesi suggerita dal professor Fabrizio D’Ascenzo, già commissario straordinario dell’organismo e «in pectore» (essendo stato designato dal governo) presidente, ascoltato ieri ed oggi pomeriggio dalle Commissione Lavoro di Senato e Camera.

Nel dettaglio, dinanzi ai parlamentari, è stato ricordato come vi siano «ancora numerose categorie di lavoratori che non godono della tutela Inail», fra i quali è possibile annoverare «corpi militari e personale delle forze dell’ordine, vigili del fuoco, liberi professionisti, lavoratori autonomi, agenti di commercio, personale di volo e per i quali, in gran parte, non è previsto l’obbligo assicurativo», ha riferito il docente universitario.

Nel corso del suo intervento, D’Ascenzo ha parlato nello specifico dell’esigenza di rivedere la disciplina normativa risalente al 1965 (il Testo unico sugli infortuni sul lavoro): è «necessario», ha dichiarato, a questo punto, «effettuare un processo di aggiornamento» su una legge che non ha esitato a definire «datata» ed «anacronistica», sia per quanto riguarda l’ampliamento della tutela Inail, sia per il miglioramento delle prestazioni nell’ottica di perfezionare il modello di «presa in carico» degli assistiti.

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La norma attualmente in vigore, è bene ricordarlo, infatti, prevede che le categorie assicurabili possano essere esclusivamente quelle legate ad un rapporto di lavoro subordinato, o parasubordinato non comprendendo, ad esempio, tutte le attività libero-professionali.

Il presidente designato ha, dunque, posto l’accento sulla vetustà delle regole, in base alle quali «i lavoratori autonomi non sono minimamente presi in considerazione», invece, grazie ad «accordo con categorie e Ordini professionali, potremmo estendere» loro tale copertura, assolvendo così alla missione dell’Istituto.

E ha fatto sapere di aver «condiviso» l’idea di un «restyling» della legge del 1965 con il ministro competente Marina Calderone.

Quel che è certo, comunque, è che il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro è stato affrontato in precedenza dallo stesso mondo degli occupati indipendenti. In particolare, nello scorso mese di novembre si è appreso che ProfessionItaliane (l’associazione che riunisce decine di Ordini e Collegi di varie categorie, incluso quello dei periti industriali e dei periti industriali laureati) ha inviato alla titolare del dicastero di via Veneto un «pacchetto» di proposte, con l’intento di mettere a frutto le abilità dei rappresentanti della «galassia» dell’occupazione indipendente nella protezione di quanti operano nelle varie sedi lavorative.

Fra queste iniziative correttive, attualmente al vaglio degli uffici di Calderone, vi è sia quella di realizzare una Anagrafe nazionale dei professionisti per la sicurezza (Anps) da istituire «con una normativa specifica», come avvenuto per coloro che si occupano della prevenzione degli incendi, grazie al decreto del ministero dell’Interno del 2011, sia la richiesta di inserire sei rappresentanti del mondo ordinistico nella commissione consultiva permanente sulla salute e sicurezza sul lavoro, mediante la modifica dell’articolo 6 del decreto legislativo 81 del 2008.

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