Proposto un ciclo di audizioni sul provvedimento al Senato
Il dl sul nuovo piano Transizione 5.0 marcia spedito in Parlamento, in particolare al Senato, dove il relatore del testo in commissione, Etelwardo Sigismondi, ne ha illustrato i contenuti lo scorso 25 novembre. È stato definito un ciclo di audizioni, in programma il 2 dicembre, e fissato il termine per la presentazione degli eventuali emendamenti, previsto per il 10 dicembre (ore 12).
Ma cosa prevede il provvedimento?
Come spiegato da Sigismondi, il testo introduce disposizioni in materia di crediti d’imposta legati al piano Transizione 5.0, stabilendo che le comunicazioni relative alla descrizione degli investimenti debbano essere state presentate entro il 27 novembre 2025. In caso di dati caricati in modo non corretto o di documentazione incompleta o non leggibile, le comunicazioni inviate tra il 7 novembre 2025 e le ore 18 del 27 novembre 2025 possono essere integrate, su richiesta del Gse, entro il termine perentorio indicato nella comunicazione e comunque entro il 6 dicembre 2025. Resta tuttavia esclusa la possibilità di sanare la carenza degli elementi relativi alla certificazione della riduzione dei consumi energetici.
Una disposizione di interpretazione autentica chiarisce inoltre che, ai fini del divieto di cumulo, l’impresa non può presentare, per gli stessi beni oggetto di agevolazione, sia la domanda di accesso al credito d’imposta Transizione 5.0 sia quella per il credito d’imposta relativo agli investimenti in beni strumentali nuovi.
Le imprese che avevano presentato domanda per entrambi gli incentivi potevano optare per uno di essi entro il 27 novembre 2025. Qualora fosse stata scelta l’opzione Transizione 5.0, in caso di mancato riconoscimento del beneficio per superamento del limite di spesa, resta salva, previa verifica dei requisiti, la possibilità di accedere all’altro credito d’imposta, nei limiti delle risorse disponibili.
I compiti di vigilanza sulle attività dei valutatori indipendenti, abilitati al rilascio delle certificazioni attestanti la riduzione dei consumi energetici e l’effettiva realizzazione degli investimenti, vengono trasferiti dal Mase al Gse.
L’articolo 2 riscrive, invece, la disciplina delle aree idonee per le fonti di energia rinnovabili, tema già affrontato in questo articolo, autorizzando una spesa di 250 milioni di euro per il solo 2025. L’ultimo articolo disciplina, infine, i tempi di entrata in vigore.
Il provvedimento ha dunque sbloccato gli incentivi al centro del dibattito delle ultime settimane, fissando la dead line al 27 novembre e prevedendo la possibilità di integrare la documentazione entro il 6 dicembre.
Resta ora da capire se, nel corso dell’iter parlamentare, emergeranno ulteriori emendamenti in grado di incidere sul futuro del piano.














