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La lettera di Meloni a von der Leyen per un Patto di stabilità «soft»

da | 18 Mag 2026 | Primo piano

Obiettivo alleviare i costi energetici e di difesa; la Commissione Ue finora contraria

Il governo italiano ci (ri)prova a convincere Bruxelles ad allentare «le maglie» del Patto di stabilità, l’accordo che coordina le politiche economiche degli Stati membri.

E lo fa attraverso una lettera che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spedito alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nella quale, evocando le conseguenze del conflitto fra Usa-Israele e Iran – in particolare l’ascesa dei prezzi dell’energia che non conosce sosta e grava su cittadini e imprese – si sottolinea come per il nostro Paese «sarebbe molto difficile spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe», quello dedicato alle spese militari. «La nostra posizione non è cambiata: abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni», ha reso noto un portavoce dell’organismo comunitario, in linea con il rifiuto a rivedere le regole del Patto già espresso in passato rispetto alle sollecitazioni di Palazzo Chigi.

In una fase di confronto non sempre sereno nella maggioranza di centrodestra, con la Lega che continua ad opporsi alle «rigidità» di Bruxelles, nel Parlamento Ue FdI, il partito della premier, ne loda l’iniziativa, sostenendo che quanto scritto a von der Leyen «è importante e va nella giusta direzione: non può esserci una vera sicurezza europea senza sovranità energetica e senza la tutela concreta di famiglie e imprese europee.

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La richiesta di estendere la clausola di salvaguardia anche agli investimenti necessari per fronteggiare la crisi energetica è una scelta di buon senso e di coerenza politica. Su proposta del gruppo Ecr (i Conservatori e riformisti, di cui fanno parte i meloniani) il tema energetico e la rimozione degli ostacoli ideologici posti dalla stessa legislazione europea, saranno al centro della plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo» che si aprirà oggi.

È utile rammentare che un’eventuale estensione della deroga al Patto prevista per la difesa permetterebbe al governo italiano di poter utilizzare parte dei 14.9 miliardi assegnati dal programma Safe per la crisi energetica, laddove la proroga del taglio alle accise scadrà il 22 maggio.

Arrivano, nel frattempo, nuove minacce all’Iran da parte del presidente americano Donald Trump, affinché il paese accetti l’accordo proposto, altrimenti «non rimarrà nulla», ha detto, avendo anche avuto un dialogo al telefono con il numero uno israeliano Benjamin Netanyahu, che potrebbe partecipare alla ripresa degli attacchi contro Teheran, se la tregua terminasse, in assenza di una intesa sul cessate il fuoco fra le parti; informazioni di stampa non confermate, poi, segnalerebbero che gli Usa avrebbero ottenuto dalla Cina l’impegno a non fornire armi a Teheran, mentre l’attenzione globale è fissa sulla questione delle scorte di greggio dei vari Paesi in questa fase di enorme incertezza nel Golfo.

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