Critiche dalle opposizioni al testo che va verso lo «sprint» parlamentare
Un «cavallo di battaglia» del centrodestra del nostro Paese – l’utilizzo delle riserve auree in Banca d’Italia – si scontra con il «niet» dell’organismo regolatore del credito europeo. E, intanto, la manovra economica per il 2026, che include tale norma, voluta dal partito della premier Giorgia Meloni, si avvia a procedere in maniera spedita, prima di Natale, in Parlamento.
Andando con ordine, comunque, quel che si è appreso, nelle ultime ore, è che la Banca centrale europea (Bce) Banca centrale europea è irremovibile nei confronti dell’emendamento di FdI, affermando che le correzioni apportate, grazie ad una nuova formulazione, non sono sufficienti: «Non è ancora chiaro quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione rivista», è stato fatto sapere dall’organismo comunitario, che è più incline a indurre il governo della Penisola a fare totalmente «dietrofront» sull’idea. Al contrario, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è reso disponibile a fornire presto alla Bce «tutti i chiarimenti necessari», affinché la norma sull’uso dell’oro di Bankitalia. Ed è apparso fiducioso nel poter convincere l’istituto di Francoforte della correttezza dell’iniziativa della maggioranza di centrodestra.
Nel frattempo, la manovra prosegue a tappe alquanto serrate nelle due Camere: già da oggi la commissione Bilancio del Senato è stata convocata per l’intera la settimana, sabato compreso per esaminare i testi, con l’obiettivo di giungere prima possibile al voto, una volta pervenuti gli emendamenti del governo: quindi, al netto di eventuali slittamenti, forse già venerdì. E, proprio per fare il punto sui tempi parlamentari del provvedimento non è escluso un nuovo giro di riunioni con l’Esecutivo prima di giovedì. In queste ore si dibatte di un’altra proposta correttiva di FdI che raddoppia il tetto al contante (attualmente di 5.000 euro), introducendo un’imposta speciale di bollo di 500 euro su ogni pagamento «cash» per importi tra 5.001 e 10.000 euro. Dura la reazione del centrosinistra, col Pd che ha replicato che, con tale misura, «per raschiare il barile si fa un favore agli evasori, non ai cittadini onesti. Si da un incentivo all’illegalità, non alla crescita», è stato sottolineato dal partito di largo del Nazareno.
Forti, poi, in conclusione, sono le critiche al provvedimento governativo, giunte nelle ultime ore da parte di Iv, secondo cui «gli stipendi sono al palo e la sanità è uno degli assilli degli italiani», mentre nello Stivale «i giovani si laureano e poi corrono all’estero perché non trovano opportunità, ci sono 5,7 milioni di persone in povertà e gli italiani si sentono più insicuri. Questo è il Paese reale, poi c’è quello che racconta Giorgia Meloni», è stata la critica, «in cui va tutto bene», ha affermato la formazione guidata da Matteo Renzi.









