La direttiva case green taglia il traguardo

da | 15 Mar 2024 | Meccanica ed efficienza energetica

Obblighi meno stringenti rispetto alla versione originaria. Neutralità climatica al 2050

La tanto discussa direttiva europea ribattezzata “case green” è pronta a vedere la luce. Il 12 marzo, infatti, il Parlamento europeo ha approvato la Energy performance of buildings directive (Epbd) con 370 voti favorevoli e 199 contrari, tra cui i partiti di maggioranza del governo Meloni.

È stato raggiunto un compromesso; il testo recentemente approvato porta obblighi meno stringenti per i paesi membri rispetto al testo originario, in termini di emissioni da parte degli edifici residenziali (si fissa il 2050 come obiettivo per la neutralità climatica), di utilizzo delle caldaie a gas e non solo.

Il testo ora dovrà essere approvato formalmente dal Consiglio Ue ed è atteso il 10 aprile al Coreper e il 12 aprile all’Ecofin. Una volta pubblicato in Gu, i paesi membri avranno due anni per recepire la direttiva, anche se alcune misure saranno in vigore già dal 1° gennaio 2025.

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L’obiettivo principale della normativa, come noto, è quello di ridurre le emissioni negli edifici pubblici e privati. Si stima che gli stessi siano responsabili del 40% dei consumi energetici in Europa e del 36% delle emissioni di gas serra.

La presentazione del testo è avvenuta il 15 dicembre 2021 e da allora è in corso un braccio di ferro tra paesi membri, istituzioni europee e imprese del settore per definire un impianto di regole che non mandi a gambe all’aria un settore, ma che comunque garantisca una importante riduzione dei consumi negli edifici.

Si allentano, quindi, i vincoli; nella versione originaria veniva previsto l’obbligo di arrivare alla classe E entro il 2030 e alla classe D entro il 2033 per gli edifici residenziali. Ora, invece, si abbandonano i target di prestazioni energetiche, fissando come obiettivo quello di avere un patrimonio a zero emissioni nel 2050, con una serie di tappe intermedie: riduzione del 16% da qui al 2030 e del 20-22% da qui al 2035.

Per quanto riguarda gli edifici nuovi, tutti quelli pubblici dovranno avere zero emissioni in loco dal 2028, mentre quelli privati a partire dal 2030. Previste, però, delle esenzioni: resteranno fuori gli edifici con vincoli puntuali o di area (centri storici e parchi), le strutture religiose, adibite alla difesa, le case temporanee utilizzate per meno di quattro mesi l’anno e gli immobili più piccoli di 50 mq.

La riduzione al 2050, però, non potrà essere raggiunta solo con i nuovi edifici. La direttiva, infatti, stabilisce che almeno il 55% delle riduzioni debba avvenire tramite il rinnovo degli immobili più energivori, ovvero quelli che rientrano nel 43% delle strutture con le peggiori prestazioni a livello nazionale. L’Istat stima che in Italia siano oltre 12 milioni le case energivore; perciò, gli interventi si dovrebbero concentrare su più di 5 milioni di palazzi.

L’altra importante novità riguarda l’utilizzo di caldaie alimentate da combustibili fossili. Anche qui, la nuova direttiva è meno stringente della versione originaria; il bando totale arriverà nel 2040, ma non prevede sanzioni. Sarà ancora possibile incentivare caldaie ibride, che siano combinate con le pompe di calore tramite un’unica centralina. Un termine che il presidente di Assotermica Giuseppe Lorubio ha definito “compatibile con le esigenze dell’industria. Un periodo di tempo che permetterà di adeguarsi e di non bruciare gli investimenti fatti in questi anni”.

Dal 2025, comunque, saranno vietati gli incentivi fiscali per caldaie che utilizzano combustibili fossili. Un passaggio molto sentito in Italia, visto che al 31 dicembre 2024 andranno in scadenza una serie di agevolazioni, tra cui l’Ecobonus. La Epbd, dunque, sarà decisiva anche per capire che fine faranno gli incentivi ambientali ed edilizi in Italia.

Un testo che, come detto, rappresenta un compromesso tra le posizioni più oltranziste e quelle più moderate, in tutti i sensi. Secondo il relatore del provvedimento Ciaran Cuffe (Verdi), la Epbd “darà all’Italia una forte spinta, perché attrarrà investimenti non solo nel breve periodo, ma per una generazione intera”. Poi, anche una sottolineatura sul Superbonus: “in Italia avete avuto incentivi molto significativi per le ristrutturazioni, ma solo nel breve periodo”.

Di parere opposto, invece, il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, contestatore della prima ora della direttiva: “ennesima follia Europa. Grazie al nostro impegno erano state fermate altre eco-follie, ma non è bastato. La nostra battaglia, comunque, continua”.

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