Pubblicità
venerdì, 24 Settembre 2021
Pubblicità
Pubblicità

La burocrazia frena anche la transizione ecologica

-

La burocrazia frena tutto in Italia, anche la transizione ecologica e l’energia verde. Il governo mette a disposizione i fondi e lancia i progetti, ma i bandi vanno deserti. Principalmente, a causa delle difficoltà legate alla gestione delle pratiche per ricevere gli incentivi e, soprattutto, le enormi criticità e complicazioni che si trovano a realizzare un qualsiasi intervento infrastrutturale nel nostro paese.

Pubblicità

L’ultimo caso del genere è segnalato dal Corriere della sera che parla di un bando del Gse (Gestore servizi energetici) finalizzato a destinare incentivi alle centrali elettriche green per un totale di 2461 megawatt di potenza (quinto bando decreto Fer). È stato assegnato solo il 12% delle risorse disponibili. Tra le motivazioni alla base della scarsa partecipazione, riporta il Corriere, la preoccupazione legata al fatto che costruire impianti eolici o solari in Italia comporti non solo grandi spese ma anche incertezza sui tempi di realizzazione delle infrastrutture. Secondo quanto si legge, inoltre, sul Sole 24 ore, “il problema non è nelle aste Gse. Il problema è che le autorizzazioni per gli impianti alimentati da energie rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico, biometano e così via) sono lentissime e spesso non arrivano, contestate dai comitati di ambientalisti per la tutela del paesaggio e dell’habitat”.
Sul tema, una delle voci maggiormente riconosciute a livello nazionale è quella del presidente di Elettricità futura Agostino Re Rebaundengo. Sul proprio blog, ha espresso le sue motivazioni alla base delle difficoltà dei bandi: la sua attenzione si è focalizzata sulla mancanza di incentivi economici per i comuni che ospitano parchi eolici, in modo da contrastare l’eventuale opposizione di associazioni di cittadini e parti sociali. Questo potrebbe attenuare la cosiddetta sindrome Nimby (acronimo di “not in my backyard”, ovvero non nel mio giardino). Viene poi sottolineata l’incertezza sugli interventi normativi a lungo termine, il mancato coinvolgimento delle realtà agricole e la mancata pubblicazione del dm Fer 2, il decreto che dovrebbe arrivare a breve secondo quanto annunciato dal ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani.

Le difficoltà burocratiche sono state la costante in tutti i precedenti quattro bandi relativi al dm Fer 1. A febbraio, ad esempio, su 1.882 megawatt disponibili ne è stato aggiudicato solo il 25%. Anche in quel caso, proteste della popolazione e burocrazia sono stati i capisaldi delle difficoltà: “sono due i principali ostacoli al successo di questi bandi”, come spiegato da Anie rinnovabili sul sito infobuildenergia.it. “Le critiche a sostegno della difesa del paesaggio, che in realtà proprio le rinnovabili tutelano: bisogna viceversa limitare il surriscaldamento che provoca sempre più spesso gli eventi climatici estremi che distruggono l’ambiente e il paesaggio. E l’eccessiva burocrazia che coinvolge tutte le normative, nazionali, regionali, provinciali e comunali: si tratta di percorsi burocratici disomogenei e molto articolati, sono inefficienti e richiedono ulteriori specifiche competenze per le imprese e conseguentemente ulteriori costi, che si traslano in un aumento del costo degli impianti”.

Pubblicità
Pubblicità

Iscriviti alla newsletter

Inserisci il tuo indirizzo email per ricevere aggiornamenti da Opificiumagazine.it

Grazie! Ti sei iscritto alla newsletter.