Italia leader dell’economia circolare in Europa, ma la crescita rallenta

da | 16 Mag 2023 | In evidenza

Comunità energetiche 2023

Tra le prime cinque economie dell’Ue, l’Italia rimane il Paese leader nell’economia circolare, seguita da Spagna, Francia, Germania e Polonia

Tuttavia, il Paese ha rallentato sull’economia del riciclo rispetto ad altre nazioni come Spagna e Polonia che crescono più velocemente. Sono i dati che emergono dalla quinta edizione del Rapporto nazionale sull’economia circolare, realizzato dal Circular Economy Network in collaborazione con Enea, e presentato a Roma alla presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.

La classifica complessiva di circolarità nelle principali cinque economie dell’Unione europea (Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna) è basata su sette indicatori: tasso di riciclo dei rifiuti; tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo; produttività delle risorse; rapporto fra la produzione dei rifiuti e il consumo di materiali; quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo totale lordo di energia; riparazione; il consumo di suolo.

Anche per questa edizione, a guidare la classifica è l’Italia, che totalizza 20 punti. Seguono Spagna (19 punti), Francia (17), Germania (12) e Polonia (9). Considerando l’andamento degli ultimi anni, l’Italia migliora meno della Polonia, che parte da livelli molto bassi di circolarità, e della Spagna che sta correndo più velocemente, mentre tiene lo stesso passo della Francia, e va un po’ più veloce della Germania.

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Fra le 5 economie più forti dell’Unione, l’Italia figura tra i primi paesi per percentuale di riciclo dei rifiuti (73%), contro una media Ue dell’11,7%, e siamo 17 punti sopra la Germania. Per quanto riguarda i valori pro capite, è prima l’Italia con ben 969 kg/abitante l’anno avviati a riciclo. Seguono Germania (921), Polonia (726), Francia (625) e Spagna (472). Tuttavia, nel 2021 (quando si hanno gli ultimi dati disponibili) è stata superata dalla Francia per tasso di circolarità (la percentuale di materie prime riciclate sul complesso delle materie prime consumate): i transalpini sono al 19,8%, contro il nostro 18,4%. Nel 2020 eravamo al 20,6%, e nel 2019 al 19,5%.

L’Italia è calata del 7% in 2 anni sul tasso di produttività delle risorse (gli euro di Pil generati da 1 kg di risorse impiegate), ed è stata raggiunta dalla Francia. Ora è prima a pari merito con i cugini d’Oltralpe (3,2 euro per ogni chilo). Seguono Germania (2,7 €/kg) e Spagna (2,6 €/kg), mentre staccata è la Polonia (0,8 €/kg).

Per l’economia circolare, nel Pnrr ci sono “un miliardo e mezzo di euro” destinati “alla realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti, anche per ridurre differenze regionali nei tassi di raccolta differenziata” e a “bonificare almeno il 90% le discariche oggetto delle procedure di infrazione Ue” ha commentato nel suo intervento di apertura il Ministro dell’ambiente Fratin, “altri seicentomila euro saranno investiti in ‘Progetti Faro di Economia Circolare’, puntando soprattutto su settori quali i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; l’industria della carta e del cartone; il riciclaggio dei rifiuti plastici e del settore tessile”.

“Il nostro obiettivo – ha aggiunto il ministro – è raggiungere importanti target nei tassi di riciclaggio. In particolare, almeno il 55 % per i rifiuti urbani; almeno il 65% in peso per i rifiuti di imballaggio; almeno il 25% per gli imballaggi in legno; almeno il 70% in peso degli imballaggi di metalli ferrosi; almeno il 50% degli imballaggi in alluminio; almeno il 70% degli imballaggi di vetro; almeno il 75% in peso per carta e cartone; almeno il 50% in peso degli imballaggi di plastica.

“Questi progetti – ha concluso Pichetto – vanno inseriti in un sistema normativo e regolamentare nuovo, che sia informato dei principi dell’economia circolare ed a cui il Pnrr dedica tre riforme: la ‘Strategia nazionale per l’economia circolare’, il ‘Programma nazionale per la gestione dei rifiuti’ e il ‘Supporto tecnico del Governo alle autorità locali’

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