Per l’Istituto di statistica il «peso» dei carburanti impone risparmi globali
C’è una «fetta» di connazionali che è costretta a contenere le uscite in generale, ma – ed è un dato allarmante – non si tratta di accantonare l’idea di dotarsi di beni voluttuari, bensì di ridurre gli alimenti che si portano a casa.
O, comunque, di mettere nel carrello sempre più merce di qualità non elevata. È l’effetto del «caro-vita» analizzato e messo nero su bianco dall’Istat, in questi ultimi giorni: nel complesso, recita l’ultimo dossier, i consumi in Italia rallentano nel mese di luglio, registrando il secondo calo mensile consecutivo. E, rispetto a un anno fa, si osserva, invece, una crescita delle vendite al dettaglio dello 0,8% in valore, mentre in volume si tratta di un -0,6%. A soffrire particolarmente, si puntualizza, è il comparto alimentare, dove le vendite calano dell’1% in volume a fronte di un aumento dello 0,3% in valore; stando alle valutazioni degli esperti, dunque, nell’attuale intensa stagione di incertezza, fra gli effetti della guerra nel Golfo sui costi energetici e l’aumento delle bollette a causa del maggior ricorso a sistemi elettrici di ventilazione nella lunga estate calda che stiamo vivendo, gli abitanti della Penisola stanno usando minori risorse per nutrirsi adeguatamente.
Per le associazioni dei consumatori è un fattore di inquietudine, dinanzi al quale occorre intervenire. Secondo il Codacons, infatti, la situazione è destinata a peggiorare proprio per effetto del rialzo dei prezzi di diesel e benzina, «che ha fatto già impennare l’inflazione al 3,3%, determinando un aumento generalizzato del costo della vita che impatterà inevitabilmente sui consumi e sulla spesa delle famiglie». Andando sempre a verificare ciò che ha scritto l’Istat, nel dettaglio, rispetto al mese precedente, a luglio le vendite risultano in calo sia in valore (-0,4%) sia in volume (-0,5%), con un segno meno della stessa entità anche per le vendite dei beni alimentari; al contrario, i beni non alimentari registrano un aumento con variazioni eterogenee tra i gruppi di prodotti, e la salita maggiore riguarda elettrodomestici, radio, tv e registratori (+6,1%), mentre il calo più consistente è relativo a calzature, articoli in cuoio e da viaggio con -2,8%.
Ma cosa sta, a questo punto, avvenendo nel nostro Paese? A giudizio degli analisti, una porzione di famiglie sta gradualmente mutando significativamente le proprie abitudini. E, prosegue il Codacons, ciò avviene «non solo tagliando la quantità di cibi e bevande in tavola», bensì pure abbandonando i tradizionali luoghi di approvvigionamento e dirottando gli acquisti presso i discount alimentari, sempre più diffusi, soprattutto nelle aree meno avvantaggiate d’Italia. «Sotto il profilo macroeconomico le stime odierne non preoccupano oltre misura», è l’opinione dell’ufficio studi di Confcommercio. Tuttavia, si evidenzia, «il secondo calo consecutivo delle vendite a volume rappresenta un campanello d’allarme per molte imprese della distribuzione commerciale». E non bisogna trascurare «i rischi di un possibile rallentamento nei mesi finali del 2026», chiosa la Confederazione.














