venerdì, 7 Ottobre 2022

Inflazione, l’Istat la stima al 6,5% a marzo (in lieve ribasso), «pesa» il prezzo dell’energia

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Con il conflitto russo-ucraino in corso da oltre un mese, oggi l’Istat rivede al ribasso le stime sull’inflazione, nel nostro Paese: a marzo 2022, l’Istituto mette nero su bianco che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,0% su base mensile e del 6,5% su base annua (da +5,7% del mese precedente). La stima preliminare era +6,7%, quindi viene evidenziato un lieve ribasso.

Analizzando il documento diffuso, si scopre come la cosiddetta «inflazione di fondo», che viene calcolata al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi, accelera da +1,7% a +1,9% e quella al netto dei soli beni energetici da +2,1% a +2,5%. L’accelerazione dell’andamento dei prezzi, su base tendenziale, è dovuta anche nella mensilità di marzo prevalentemente ai costi dei beni energetici (la cui crescita passa da +45,9% di febbraio a +50,9%), in particolare a quelli della componente «non regolamentata» (da +31,3% a +36,4%), mentre i prezzi della componente regolamentata continuano a essere quasi doppi di quelli registrati nello stesso mese dello scorso anno (+94,6%, come a febbraio), secondo quanto rileva l’Istat.

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Le prospettive sull’andamento dei costi e dei consumi, nel nostro Paese, non appaiono rosee, in considerazione del prosieguo delle azioni militari nell’Est europeo: a porvi l’accento è stato, in diverse occasioni, nei giorni scorsi, il presidente dell’Istituto Gian Carlo Blangiardo, sostenendo, senza usare particolari giri di parole, che per l’Italia, con la guerra in Ucraina «c’è stato un blocco, rispetto alla speranza di ripresa» che si stava gradualmente affermando, grazie ad una lenta uscita dall’emergenza Covid-19 e in considerazione dall’avvio delle missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Si fanno sentire in maniera consistente gli effetti economici del conflitto, che coinvolgono anzitutto le materie prime energetiche, di cui, com’è noto, la Russia è grande esportatrice (malgrado gli attuali tentativi italiani di affrancarsi progressivamente dalla dipendenza dalle forniture che arrivano da Mosca) perché, ha spiegato, l’aumento dei prezzi, che parte dall’energia e finisce su tutto il nostro «carrello della spesa», deprime i consumi e rallenta una ripartenza post-Coronavirus che sembrava ben avviata, non solamente nella Penisola, ma in tutta Europa.

Secondo le osservazioni condotte dall’Istat, l’impatto delle azioni belliche tra Russia ed Ucraina sull’economia dello Stivale rimane «di difficile misurazione» e si innesta all’interno di una fase caratterizzata da una crescita di alcuni settori economici, degli investimenti e del mercato del lavoro. Nonostante l’accelerazione dell’inflazione, l’attuale tasso di investimento, tornato ai livelli del 2008, e l’ancora elevata propensione al risparmio potrebbero, però, rappresentare, stando all’analisi dell’Istituto, dei «punti di forza» per lo sviluppo dell’economia nei prossimi mesi.

 

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