I dati del rapporto sui rifiuti urbani dell’Ispra prodotti nel 2024
Al 31 dicembre dello scorso anno l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha censito, nella nostra Penisola, una produzione nazionale dei rifiuti urbani in «escalation» del 2,3% rispetto al 2023: globalmente, se ne contano poco più di 29,9 milioni, con una crescita «maggiore di quella dell’economia e dei consumi», giacché il Pil, Prodotto interno lordo, e la spesa per consumi finali sul territorio nazionale sono in aumento dello 0,7%. E aumenta, ma ancora non a passo sostenuto, la raccolta differenziata nazionale, giungendo al 67,7%, con percentuali del 74,2% al Nord, del 63,2% al Centro e del 60,2% al Sud; al confronto con la «performance» del 2023 c’è stata una crescita di 1,1 punti percentuali.
Stando alle rilevazioni dell’Ispra, comunque «i dati migliori si registrano in Emilia-Romagna (78,9%, +1,7 punti rispetto al 2023, l’aumento più alto tra le regioni) e in Veneto (78,2%), seguono Sardegna (76,6%), Trentino-Alto Adige (75,8%), Lombardia (74,3%) e Friuli-Venezia Giulia (72,7%)»; complessivamente, si legge nel dossier, più del 72% dei comuni ha conseguito una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%. Scandagliando fra le metropoli del Belpaese, poi, «tra le città con oltre 200.000 abitanti, i livelli più alti di raccolta differenziata sono a Bologna (72,8%), Padova (65,1%), Venezia (63,7%) e Milano (63,3%). Seguono Firenze (60,7%), Messina (58,6%), Torino e Verona (57,4%). Più indietro, seppure in crescita, Genova (49,8%), Roma (48%), Bari (46%) e Napoli (44,4%)».
Il 14,8% dei rifiuti urbani, si apprende, finisce in discarica: si tratta di oltre 4,4 milioni di tonnellate di immondizia, una quota «in discesa del 3,7% rispetto al 2023», laddove le norme europee limitano la quota di rifiuti urbani collocati in discarica al 10% entro il 2035. Nel documento, inoltre, viene indicato come il 4,3% dei rifiuti urbani prodotti nel 2024 sia stato esportato (l’equivalente di 1,3 milioni di tonnellate, quelli importati sono stati 216 mila tonnellate (con Campania, Lazio e Lombardia che ne esportano di più e Danimarca, Paesi Bassi, e Austria che, invece, si configurano come le principali destinazioni dell’export nazionale dei vari materiali gettati). Nello studio dell’Istituto si specifica pure che il costo per la gestione dei rifiuti urbani è pari a 214,4 euro per abitante e per anno in media. Rispetto al 2023 (quando erano 197) si tratta di un aumento di 17,4 euro ad abitante; al Centro il costo più elevato con 256,6 euro ad abitante, segue il Mezzogiorno d’Italia con 229,2 euro per abitante e, infine, il Settentrione con una spesa pari a 187,2 euro ad abitante. Il testo, giunto alla 27ª edizione, si ricorda, in conclusione, è stato elaborato dal Centro nazionale dei rifiuti e dell’economia circolare dell’Ispra, con il contributo delle Agenzie ambientali territoriali, al fine di offrire un quadro conoscitivo completo e oggettivo a supporto del Legislatore per orientare politiche e interventi, monitorarne l’efficacia e introdurre eventuali misure correttive.














