Il «restyling» del Superbonus 110% presente nei programmi elettorali dei partiti

da | 16 Ago 2022 | In evidenza, Primo piano

In vista delle elezioni politiche del 25 settembre prossimo, i principali partiti politici (siano essi riuniti in coalizione, oppure impegnati in una corsa solitaria) affilano le armi ed i programmi. E ì, fra i temi proposti agli aspiranti votanti, ce n’è uno assai caro alle professioni dell’area tecnica, fra cui i periti industriali ed i periti industriali laureati: il destino del Superbonus 110% per l’efficientamento energetico degli edifici.

La misura agevolativa, come ben si ricorderà, è stata introdotta dal governo guidato da Giuseppe Conte ed è, pertanto, un «cardine» del M5s (che vorrebbe mantenerlo e semplificarlo, in caso di vittoria alle consultazioni, ma andando contro l’orientamento degli ex «alleati»nella larga maggioranza che sosteneva l’Esecutivo di Mario Draghi, il leader del Pd Enrico Letta ha dichiarato che vorrebbe la modifica del reddito di cittadinanza e del Superbonus, per rendere l’aiuto più efficace. La scelta sarebbe in linea con quanto affermato in diverse occasioni, nei mesi passati, dal ministro dell’Economia Daniele Franco, al fine di precisare perché sull’intervento sono stati «stretti i bulloni» sotto il profilo normativo: per il titolare del dicastero di via XX settembre, infatti, «resta fondamentale evitare ulteriori truffe, che sono tra le più grandi che questa Repubblica abbia visto».

E, dunque, nel quadro dei provvedimenti governativi della prima fase del 2022 sul Superbonus, è stato rivisto, tra l’altro, il sistema sanzionatorio, con la previsione di multe e anche della carcerazione per il «tecnico abilitato» che, nelle asseverazioni necessarie per ottenere i bonus edilizi, «espone informazioni false, o omette di riferire informazioni rilevanti sui requisiti tecnici del progetto di intervento o sulla effettiva realizzazione», oppure «attesta falsamente la congruità delle spese»; il testo prevede che la reclusione vada da due a cinque anni e la multa da 50.000 a 100.000 euro, ma la pena cresce, si legge nel testo varato dal Consiglio dei ministri di febbraio, «se il fatto è commesso per conseguire un ingiusto profitto per sé, o per altri».

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Com’è noto, permangono una serie di difficoltà sul fronte della cessione dei crediti per usare la misura (con gli istituti di credito che hanno gradualmente «chiuso i rubinetti»), tuttavia i più recenti dati sul 110% rivelano che, nel nostro Paese, i cantieri che vogliono accedere al bonus continuano ad aprire. Il totale degli investimenti ammessi alla detrazione sfiora ormai quota 40 miliardi di euro (39.751 milioni, per la precisione) per quasi 224.000 asseverazioni, e questi corrispondono a poco meno di 44 miliardi di detrazioni previste a fine lavori (esattamente, 43.727 milioni). Gli investimenti conclusi superano i 28 miliardi di euro, con poco meno di 31 miliardi di detrazioni già maturate. E gli investimenti ammessi al 110%, nel solo mese di luglio, valgono circa 4,5 miliardi di euro.

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