Il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega. Meloni: “una scelta coraggiosa”
L’Italia punta sul nucleare. Questa volta per davvero. Dopo anni di discussioni, infatti, il Senato ha approvato la legge As 1924, recante la delega al governo “in materia di energia nucleare sostenibile”. Entro 12 mesi dovranno arrivare i decreti attuativi, con il Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima) che fissa al 2035 l’ingresso del nucleare in Italia. È già partita la corsa contro il tempo, visto le imminenti elezioni: un cambio della guardia al governo potrebbe modificare di molto le cose, visto che il cosiddetto campo largo è assolutamente contrario alla legge appena approvata.
Dal governo, invece, un coro unanime di approvazione. Ne ha parlato anche la premier Giorgia Meloni, che su X ha definito la legge “una scelta coraggiosa e di buon senso per cambiare le cose. Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi”. Secondo il ministro dell’ambiente Pichetto Fratin, il nucleare “è una tecnologia vincente, che integrata con le rinnovabili può dare straordinari risultati per la nostra sicurezza energetica, verso la neutralità al 2050”.
Detto dei problemi elettorali, possiamo già avere un’indicazione temporale sull’avvento del nucleare. Come detto, infatti, il Pniec colloca l’eventuale ingresso del nuovo nucleare intorno al 2035. Negli scenari al 2050 vengono valutati circa 8-16 GW di capacità nucleare, equivalenti a circa l’11-22% della domanda elettrica nazionale. Il nucleare verrebbe quindi integrato con rinnovabili, accumuli, reti e interconnessioni, non pensato in alternativa a esse.
Entrando nel dettaglio, l’articolo 1 della legge fissa quattro finalità che dovrà seguire il governo nella stesura dei decreti attuativi, che dovranno disciplinare:
– la produzione e l’utilizzo, nel territorio nazionale, di energia da fonte nucleare sostenibile, secondo la tassonomia dell’Unione europea anche nell’ottica di promuovere una filiera nazionale ed europea di settore;
– la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare;
– la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito e la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione;
– la riorganizzazione delle competenze e delle funzioni in materia, anche mediante riordino e modificazione della normativa vigente;
Come detto, il governo avrà 12 mesi per redigere i provvedimenti.
L’articolo 2, invece, illustra l’oggetto della delega. Per prima cosa, verrà redatto un “un programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione, che concorra all’attuazione della strategia nazionale per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica”. Da qui discendono una serie di altri obiettivi, tra cui la previsione di adeguati strumenti informativi e formativi sul ruolo delle tecnologie nucleari al fine della decarbonizzazione o la disciplina della disattivazione e dello smantellamento delle installazioni nucleari esistenti nel territorio nazionale.
Un punto molto delicato saranno i siti in cui costruire le centrali. Da questo punto di vista, la delega non offre grandi indicazioni; saranno i decreti attuativi a dover localizzare i territori. Vengono individuati sei criteri per la scelta del sito: sicurezza nucleare, sismicità, rischio idrogeologico, disponibilità di infrastrutture, connessione alla rete e caratteristiche del territorio. Un punto molto delicato, vista la ritrosia della popolazione ad avere nuovi siti nel proprio vicinato (not in my backyard, Nimbi). Sarà anche realizzato il riordino della disciplina relativa alla sicurezza, alla vigilanza e al controllo, attraverso la riorganizzazione o la soppressione degli organi e degli enti attualmente titolari di competenza in materia.
Il testo indica una serie di ulteriori criteri che il governo dovrà seguire alla lettera nell’esercizio della delega. Un esercizio che sarà tutt’altro che facile. Sono molte, infatti, le voci contrarie al nucleare in Italia, basti anche citare i due referendum contrari. Le associazioni di categoria si sono già fatte sentire, con una nota congiunta di Greenpeace, Wwf, Legambiente e Kyoto club, in cui non si usano mezze parole: “il nucleare sostenibile attualmente non esiste, il governo approva una scatola vuota”, il giudizio delle associazioni.
Vedremo se il governo avrà la forza (e la volontà) di affrontare un tema tanto delicato nell’ultimo anno di legislatura. Si può anche immaginare una attuazione successiva alle urne, che però passa inevitabilmente da una conferma dell’attuale maggioranza; con un nuovo governo, di sinistra, la legge potrebbe arenarsi e il nucleare diventare – di nuovo – solo un progetto su carta.















