Il decreto aiuti torna in Consiglio dei ministri

da | 5 Mag 2022 | In evidenza

Un taglio ai tempi per il bonus da 200 euro, qualche ritocco tecnico alla cessione di crediti d’imposta da Superbonus e poi un fondo da 100 milioni di euro presso il ministero del Lavoro che erogherà un buono fino a 60 euro per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico. Il buono sarà destinato a studenti e lavoratori con un reddito sotto i 35mila euro per mitigare l’impatto del caro-energia.

E’ quanto prevede, secondo le ultime indiscrezioni, la nuova bozza del decreto aiuti che il Consiglio dei ministri discuterà oggi pomeriggio e che porta in dote 14 miliardi di euro, più del doppio di quanto preventivato fino alla vigilia, anche grazie all’aumento delle tasse sugli extraprofitti realizzati dalle grandi aziende energetiche.

Diversi i capitoli inseriti al suo interno, ma cima alla lista delle priorità del Cdm compaiono ora le regole del bonus da 200 euro previsto per lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati. L’obiettivo della norma finale sarà soprattutto quello di ridurre i tempi di erogazione del bonus, per portarlo sui conti correnti dei diretti interessati entro il mese di giugno, evitando un calendario doppio che partirebbe dai dipendenti e arriverebbe solo a luglio ad autonomi e pensionati. L’una tantum dovrebbe costare in tutto intorno ai 6 miliardi e interessare quindi una platea vicina ai 30 milioni di soggetti.

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Il lavoro di affinamento delle ultime ore ha riguardato anche la fonte di queste risorse, cioè l’aumento al 25% del contributo sugli extraprofitti delle società energetiche. La norma finale, in questo caso, è chiamata a fissare l’orizzonte temporale su cui calcolare l’aumento degli imponibili Iva, indicato nel periodo ottobre-marzo dalla prima versione da 4 miliardi, e la scadenza del pagamento, che per il contributo originario è stata fissata al 30 giugno.

Sul tavolo del consiglio dei ministri-bis ci sarà molto probabilmente anche il Superbonus, ma il dossier si terrà lontano dalle polemiche scatenate dalla bocciatura dell’incentivo pronunciata martedì a Strasburgo dal premier Draghi. Anche qui il punto è tecnico, e riguarda in particolare l’ennesimo ritocco alla disciplina sulla cessione dei crediti d’imposta. Si delinea la possibilità di una quarta cessione del credito (le banche potranno cedere i crediti ad altri clienti anche senza che prima ci sia un passaggio tra gli stessi istituti di credito) e del frazionamento dell’importo in più operazioni.

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