Ispra, i mari sono più puliti dei fiumi e i laghi ottengono la sufficienza
Nella nostra Penisola su 7.763 corpi idrici superficiali complessivi «il 43,6% è in stato/potenziale ecologico buono, o superiore e il 75,1% in stato chimico buono», tuttavia, se le aree marine versano in condizioni migliori, i fiumi, invece, sono meno puliti.
A renderlo noto è l’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, che ha appena dato alle stampe il nuovo Rapporto sullo stato delle acque in Italia.
I corpi idrici superficiali che risultano ancora in condizioni sconosciute, si legge, sono circa il 10% per lo stato ecologico e il 9% per quello chimico, sebbene in entrambi i casi queste percentuali siano molto diminuite, rispetto al ciclo di gestione precedente. Il dossier – che, è bene ricordarlo, è in grado di fornire la valutazione dello stato quali-quantitativo delle risorse idriche nazionali sulla base dei dati provenienti dal reporting Wise alla Commissione europea dei numeri relativi ai piani di gestione del terzo ciclo di implementazione della direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE, acquisiti con il contributo delle Autorità di bacino, delle regioni e delle Agenzie regionali (Arpa) e provinciali per l’ambiente – segnala come se la cavino molto bene le acque costiere, discretamente i laghi, meno bene i fiumi, così così le acque di transizione, invece si rivelano «sofferenti» le acque sotterranee nel Mezzogiorno e soprattutto della Sicilia.
Nel dettaglio, per ciò che concerne queste ultime si apprende che «su un totale di 1.007 corpi idrici, quasi l’80% è in stato quantitativo buono, mentre il 70% è in stato chimico buono»; la percentuale di corpi idrici fluviali in stato chimico buono (78%) risulta simile a quella calcolata sulla totalità dei corpi idrici superficiali (75%) e anche i laghi presentano una percentuale del tutto paragonabile (69%) di corpi idrici in buono stato, mentre meno bene stanno le acque costiere (51%). Le acque di transizione sono la categoria delle superficiali, si riferisce, poi, che hanno il maggior numero di corpi idrici in stato chimico non buono (67%).
Il documento dell’Ispra chiarisce, a seguire, come le principali sostanze responsabili del fallimento del buono stato chimico delle acque superficiali siano il mercurio e i suoi composti, il benzo(a)pyrene, il piombo, l’acido perfluorooctano solfonico (pfos) e suoi derivati e il nichel.
Dagli studi effettuati dall’Istituto emerge anche «una presenza diffusa di sostanze ubiquitarie, persistenti, bioaccumulabili e tossiche, che tuttavia risulta paragonabile a quella nei paesi dell’area mediterranea, mentre è nettamente inferiore a quella nei paesi dell’area Baltica». Si segnala, infine, la necessità di incrementare, soprattutto per le acque interne, il monitoraggio delle sostanze prioritarie accumulabili nella matrice biota, come previsto dalle normative in vigore.














