Intelligenza artificiale protagonista della 16^ edizione del Festival del lavoro, quest’anno a Genova
L’intelligenza artificiale migliorerà, e di molto, la qualità del lavoro. Questo, però, solo se accompagnata da concetti come etica, sostenibilità, dignità e inclusione. La formazione svolge, ovviamente, un ruolo fondamentale, ma da sola non basta. Serve una governance forte e responsabilizzata, per incanalare lo sviluppo tecnologico nella giusta direzione, senza lasciare nessuno indietro.
È su questo canovaccio che si è svolta la 16ª edizione del Festival del lavoro, la manifestazione organizzata dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, che quest’anno si è tenuta a Genova (dal 29 al 31 maggio). Protagonista principale, quindi, l’intelligenza artificiale e il suo impatto sul mondo del lavoro. Tante le tavole rotonde e gli approfondimenti che hanno arricchito la tre giorni genovese, accompagnati da un ottimo seguito di pubblico.
In totale, si legge sul sito del Consiglio nazionale, si parla di 5.500 partecipanti e di 13.400 presenze complessive durante la tre giorni. Undici aule in cui gli eventi si sono svolti in contemporanea e che hanno visto la partecipazione di 230 relatori. Soddisfatto il presidente dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca, che ha avuto modo di illustrare la sua visione del lavoro in Italia, dall’impatto dell’inverno demografico fino al salario minimo. Per aumentare l’occupazione, De Luca punta sulle donne: “Abbiamo una platea amplissima di donne che potenzialmente potrebbero lavorare, ma oggi non lo fanno o non riescono a farlo. Potrebbero essere loro a compensare nel prossimo decennio i giovani che non sono nati a causa del fenomeno della denatalità, avviando politiche specifiche a livello territoriale”.
Molti i personaggi politici e i ministri presenti all’evento, tra presenze fisiche e messaggi video. Tema cardine, come detto, l’IA nel mondo del lavoro. Ma non solo, visto che il Festival ha trattato a 360° le nuove tecnologie e il digitale, realizzando anche approfondimenti su materie come le regole contributive degli influencer.
Riassumere i contenuti dei tanti interventi in poche righe sarebbe ovviamente impossibile, ma ci sono una serie di punti cardine emersi dalla kermesse genovese. Il più banale e immediato è legato alla formazione: senza una seria strategia di aggiornamento professionale, la sfida dell’IA semplicemente non si può vincere. Già oggi mancano profili specializzati e, con la velocità di sviluppo che caratterizza questi sistemi, la situazione non può che peggiorare.
Da qui anche l’esigenza che a guidare questo percorso siano leader capaci e competenti, a cui si devono affiancare figure di controllo e valutazione, elementi indispensabili per far sì che il sistema non deragli. L’attività regolatoria serve, soprattutto per tutelare le fasce più deboli, ma non deve limitare lo sviluppo e l’utilizzo e, soprattutto, deve essere flessibile e aperta al cambiamento. L’Europa è avanti in questo percorso, in particolare con l’IA Act, mentre in Italia il ddl incardinato in Parlamento presenta alcuni problemi. A livello infrastrutturale, invece, siamo molto indietro. Servono investimenti per tenere il passo, che coinvolgano tutti i Paesi europei.










