Governo, parte il confronto con le parti sociali sulle pensioni e prosegue (in Parlamento) la «marcia» della riforma del fisco

da | 27 Giu 2023 | In evidenza

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Sulle pensioni si dovrà sciogliere uno dei «nodi» principali: se prorogare Quota 103 o introdurre Quota 4. Nel mentre in Parlamento varie iniziative emendative varate per la riforma del fisco.

L’obiettivo è chiaro: scongiurare che scatti (entro fine anno) la «tagliola» della legge dell’ex ministro Elsa Fornero, che darebbe più rigidità all’andata in pensione di migliaia di italiani. Gli strumenti, però, sono (ancora) allo studio. E l’incontro di ieri fra il ministro del Lavoro Marina Calderone, prima con le imprese, poi coi sindacati, non ha sciolto i «nodi», ma ha generato freddezza in Cgil e Uil. Il governo, aprendo le «danze» del restyling previdenziale, ha lasciato intendere di puntare ad iniziative per favorire una maggiore flessibilità in uscita, rispondere ai giovani e alle donne, più penalizzati da carriere discontinue. Fra i «capitoli» del confronto c’è anche quello di uno strumento unico per gli esodi incentivati, le uscite dei lavoratori dalle aziende in anticipo, rispetto al raggiungimento dei requisiti per la pensione. Lo strumento, si è appreso, potrebbe essere realizzato sulla base del contratto di espansione (il modello, cioè, che contempla pure le assunzioni di personale in rapporto alle uscite, agevolano, pertanto, il ricambio generazionale nel mercato), la cui durata sarà da stabilire, in virtù delle coperture finanziarie disponibili. La questione delle risorse, infatti, sin dall’avvio del dialogo fra Esecutivo e parti sociali è apparsa decisiva.

Quel che è sicuro, è trapelato dopo l’incontro, è che per assicurare più flessibilità in uscita ai lavoratori bisognerà sciogliere uno dei «nodi» principali sul tavolo: se prorogare Quota 103 (almeno 62 anni di età e 41 di contributi) in vigore fino a fine 2023, se introdurre Quota 41 (l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età), oppure permettere l’andata in quiescenza dai 62 anni di età.

Nel frattempo, ieri la commissione Finanze della Camera ha terminato il lavoro sulla delega fiscale e tornerà a riunirsi domani, nel primo pomeriggio, per proseguire il voto sugli emendamenti. Il governo è intenzionato a concludere la «partita» nell’arco di questa settimana, come precisato dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo; per conferire più possibilità di correzioni ai parlamentari (in uno scenario in cui le modifiche al testo base di revisione tributaria saranno, comunque, assai limitate) è stato fatto un accordo, in base al quale il lavoro a Montecitorio dovrebbe limitarsi all’esame dei primi 13 articoli del provvedimento, lasciando al Senato la chance di intervenire sui restanti 7. Fra le iniziative emendative varate, alcune per favorire le assunzioni di under30 e per evitare la «fuga dei cervelli», con incentivi fiscali.

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Infine, il decreto Lavoro si appresta a terminare la sua «corsa» alla Camera, in serata, con il voto di fiducia, fra le proteste delle opposizioni (il Pd, in particolare, ha condannato la «cancellazione del reddito di cittadinanza, senza dare credibili alternative» a chi è in condizione di precarietà).

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