martedì, 27 Settembre 2022

Giù le mani dalla Cassa dei Periti Industriali

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La cassa di previdenza dei Periti Industriali non si tocca. Qualsiasi tentativo, anche solo immaginato, di aprirne le porte a chi non è iscritto all’albo professionale di categoria va respinto con forza.

Il timore, forse non proprio infondato, arriva all’indomani di alcune dichiarazioni da parte dell’attuale Presidente Eppi Valerio Bignami, apparse su Mondo Professionisti, quotidiano on line che dà voce proprio alle categorie professionali, e nelle quali Bignami nel tracciare un bilancio sul suo mandato che sta per concludersi, sostiene la necessità di allargare le platee di riferimento alla cassa, “perché non è più proponibile una rigida riconduzione alla professione ordinistica di riferimento per l’iscrizione alla previdenza privata, così come appare non più giustificata la contrapposizione fra professioni ordinistiche ed associazioni”.

In sostanza, secondo queste dichiarazioni, la nostra cassa previdenziale privata, nata con l’obiettivo preciso di amministrare il sistema di previdenza e assistenza obbligatoria per i liberi professionisti Periti Industriali, dovrebbe aprire a soggetti aderenti a non ben indentificate associazioni privatistiche che si autoregolamentano e garantire agli associati gli stessi benefici assistenziali e previdenziali di quelli rivolti agli iscritti al nostro albo, soggetti che hanno seguito un percorso formativo riconosciuto, hanno superato un esame di abilitazione e sono sottoposti a un serio sistema disciplinare e di controllo.

Certo, qualcuno, potrà obiettare che dalla sua nascita fino ad ora il mondo delle professioni e quello delle relative Casse è molto cambiato, forse anche a livello numerico. Sarà forse che dobbiamo aspettarci dei mancati ritorni previdenziali nell’immediato futuro? Siamo costretti a dover aprire le nostre porte al mondo associativo per blindare il piano attuariale pluriennale?

Non siano solo i numeri a contare quando si pensa a riformare un sistema! Perché talvolta è proprio la distorta percezione numerica che induce a scardinare quei principi alla base della nostra identità di appartenenza al sistema ordinistico. Aprire a un modello diverso significa snaturare quel sistema e scuoterlo dalle fondamenta fino a sradicarlo. Forse qualcuno, nel tempo, ha perduto quell’identità che anche nei simboli –e quindi nel logo di categoria- trovava un suo significato preciso?

Voglio immaginare di aver interpretato male queste poche righe scritte sul tema, voglio anzi credere che il presidente Eppi combatterà per tutti i Periti Industriali liberi professionisti iscritti al nostro albo che lavorano e anche in tempo di pandemia non si sono mai sottratti al loro dovere, affilando le armi contro il disegno di legge, ddl n. 1666 incardinato in commissione Industria al Senato, (intervista alla senatrice di FdI Tiziana Drago) punta a garantire ai periti assicurativi la possibilità di iscriversi alla nostra Cassa di previdenza privata, assicurandogli inoltre uno sgravio contributivo per i primi cinque anni di iscrizione. Di certo la semplice assonanza terminologica non giustifica un errore così macroscopico che confonde due sistemi professionali completamente diversi. Non è un caso che il nostro Consiglio nazionale insieme a quello degli Ingegneri abbia inviato recentemente un’istanza (l’ultima di una serie di contestazioni sul tema) al Ministero dello Sviluppo Economico segnalando l’illegittimo riconoscimento (ai sensi della legge 4/13) di un’associazione i cui iscritti esercitano l’attività professionale di ricostruttori della dinamica degli incidenti stradali, attività che rientra a pieno titolo esclusivamente tra le competenze riservate agli ordini dei Periti Industriali e degli Ingegneri.

Includere nella nostra cassa, degli “associati” che usurpano le competenze professionali degli iscritti ai nostri albi, significa davvero non avere a cuore il futuro della nostra amata categoria.

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