Giorgetti punta a far slittare il Pnrr «dopo il 2026» (e torna ad affrontare il «nodo» del Superbonus)

da | 10 Apr 2024 | In evidenza, Primo piano

Giorgetti a seguito del Consiglio dei ministri ha licenziato l’ultimo Def e parlato delle cifre del nostro debito condizionato dai riflessi del Superbonus

Il termine per la presentazione del nuovo Def (Documento di economia e finanza), «il programma strutturale fiscale, è stabilito per il 20 settembre, ma è nostra volontà presentarlo anche prima, quando saranno disponibili tutti gli elementi, a partire dalla traiettoria tecnica» prevista per la «metà del mese giugno dalla Ue». E, nel frattempo, c’è il «pressing» per far slittare al di là del 2026 il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), anche in considerazione di un cambio, dopo le elezioni europee, dei vertici di Bruxelles. A parlare così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a seguito del Consiglio dei ministri che ha licenziato l’ultimo Def, affrontando, stimolato dalle domande dei giornalisti, diversi temi d’attualità. In merito, in particolare, alle cifre del nostro debito (al 137,8% quest’anno, per poi aumentare al 138,9% nel 2025 e al 139,8% nel 2026, stando al quadro tendenziale illustrato nel testo governativo), il numero uno del dicastero di via XX settembre ha sottolineato: «È pesantemente condizionato dai riflessi per cassa del Superbonus nei prossimi anni», però dal 2026 in avanti dovrebbe iniziare a calare. Sulle agevolazioni per le costruzioni si è, poi, soffermato in più occasioni, dicendo, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, che «c’è questa enorme massa di 219 miliardi di crediti edilizi: quando scenderanno in forma di compensazione, quindi minori versamenti nei prossimi anni, diventeranno a tutti gli effetti debito pubblico, anche ai fini contabili, oltre a esserlo già oggi, di fatto, in termini di impegni assunti nei confronti dei cittadini italiani». Il ministro non ha usato mezzi termini, parlando di «impatto devastante del Superbonus e simili» sui conti del Paese.

Per Giorgetti, una strada da tracciare per il settore, comunque, esiste, giacché, ha proseguito, numerose imprese che avevano trovato «fin troppo remunerativo operare» con la formula dell’incentivo per l’efficientamento energetico degli edifici al 110% adesso dovranno cambiare rotta. E, sono state le sue parole, «riorientarsi sul Pnrr, ci sarà qualcuno che dovrà reinventarsi nel tipo di capacità imprenditoriale in termini di enorme massa di progetti che dobbiamo realizzare», ha aggiunto, con riferimento alla mole di iniziative edili previste dal programma. E replicando così ad un quesito sulle preoccupazioni, espresse, tra l’altro, dall’Ance (l’Associazione dei costruttori), per l’effetto del «giro di vite» sulle agevolazioni nel comparto.

Ad ogni modo, ha osservato, in conclusione, l’esponente governativo, «adesso tiriamo una riga, abbiamo i dati definitivi» sull’impatto del Superbonus, mentre ciò che andrà avanti è «l’operazione di verifica e controllo sulla bontà dei crediti» legati all’utilizzo dello strumento che, ha precisato, «ha già portato ad oggi a circa 16 miliardi annullati», insieme a «sequestri a vario titolo».

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