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venerdì, 21 Gennaio 2022
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Fisco, il governo «allegerisce» l’Irpef (specie per il ceto medio)

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Arriva il «restyling» dell’Irpef (l’Imposta sul reddito delle persone fisiche): la tassazione sarà, nelle intenzioni del governo di Mario Draghi, più «lieve» per i redditi medi, mentre «scomparirà» lo scaglione al 41% per le entrate fra i 55.000 ed i 75.000 euro, che verrà riassorbito direttamente nell’aliquota al 43%. È, dunque, stato raggiunto, nelle ultime ore, l’accordo politico al ministero dell’Economia tra le forze di maggioranza che sostengono l’Esecutivo, e che stabilisce una semplificazione del prelievo fiscale sulle persone fisiche con il passaggio da 5 a 4 aliquote.

In base all’intesa, annunciata in mattinata dal viceministro dello Sviluppo economico Gilberto Pichetto, la fascia di reddito fino a 15.000 euro resta al 23%, quella 15-28.000 euro va dal 27% al 25%, quella 28-50.000 euro scende dal 38% al 35%, mentre oltre i 50.000 euro si passa direttamente al 43%; al taglio dell’Irpef, secondo fonti governative, dovrebbero andare circa 7 miliardi, mentre circa un miliardo dovrebbe servire per l’eliminazione dell’Irap (l’Imposta regionale sulle attività produttive, che, per circa il 90% del suo gettito, entra nelle casse regionali, con lo scopo di finanziare il Fondo sanitario nazionale, ndr) per i lavoratori autonomi e per le persone fisiche.

Secondo il viceministro dell’Economia Laura Castelli, gli interventi di carattere fiscale «avranno una valenza strutturale», non si tratterà, pertanto, di misure «spot» e, soprattutto, «saranno percettibili» dalle famiglie e dalla forza lavoro del nostro Paese. «Si agirà – aggiunge – sulle aliquote Irpef del ceto medio e, in modo strutturale, anche sull’Irap. Nei prossimi giorni, poi, ci saranno alcuni aggiustamenti di dettaglio, ma l’aspetto importante è che si è trovato un equilibrio tra forze politiche, perfettamente in linea con l’indirizzo parlamentare», sottolinea, al termine del tavolo al dicastero di via XX settembre.

Una delle novità della riforma è che il cosiddetto «bonus» da 80 euro (introdotto nel 2014 dal governo di Matteo Renzi a beneficio dei lavoratori dipendenti con redditi non elevati, diventato, poi, del valore di 100 euro, ndr) è previsto che sparirà con la revisione dell’Irpef; ciò che trapela è che, comunque, le detrazioni saranno riordinate e riassorbiranno i «bonus», in base a un lavoro di rifinitura della detassazione che, però, «è ancora in corso».

Da esponenti dei partiti che sostengono il governo (dal M5s a Fi, dalla Lega a Iv) arrivano, alla spicciolata, valutazioni positive sull’attività svolta al ministero dell’Economia e sull’intesa raggiunta sul fisco. Dal fronte sindacale, invece, giungono parole di diverso tono: «Nonostante le perturbazioni, la temperatura sale. Continuiamo – afferma in mattinata il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri – ad aspettare dal governo le convocazioni sulle quali si era impegnato il presidente Mario Draghi, una sulla riforma fiscale e l’altra per capire se, in questa manovra economica, ci sono margini di intervento sulle pensioni. Restiamo in attesa, le mobilitazioni stanno camminando in tutte le regioni, la nostra pazienza ha, però, un limite».

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