Europee 2024, successo sia per FdI, sia per il Pd, «pesa» l’astensionismo

da | 10 Giu 2024 | In evidenza, Primo piano

Europee 2024, successo sia per la coalizione di Centrodestra, «pesa» l’astensionismo, alle urne meno di un avente diritto su due

Il «test» del rinnovo del Parlamento di Strasburgo (e, di conseguenza, dei vertici dell’Unione europea) di sabato e domenica scorsi lo supera bene la coalizione di governo di centrodestra, con particolare rilievo per la formazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: dopo poco meno di due anni alla guida del governo nazionale, infatti, FdI giunge al 28,81%, divenendo così la lista più votata in tutte le circoscrizioni, tranne che al Sud, dove, invece, si impone il Pd di Elly Schlein, che ottiene un risultato favorevole, dopo lo spoglio delle schede, toccando il 24,1%.

Se si fa, invece, un paragone con le votazioni Europee del 2022, Forza Italia sorpassa la Lega: il partito che fu di Silvio Berlusconi, che si è presentato alleato con Noi Moderati, ha preso il 9,7% dei voti, il movimento di Matteo Salvini, che nelle liste aveva alcuni candidati dell’Unione di centro, non va al di là del 9,2%. Sotto il 10% anche il M5s, che arretra pesantemente, al contrario ascende l’Avs al 6,6%, mentre Stati Uniti d’Europa, il «cartello» formato da Più Europa e Iv, si ferma al 3,7%, Azione al 3,3% (in entrambi i casi non si eleggono parlamentari europei, non essendo stata superata la soglia di sbarramento, che è fissata al 4%).

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Tangibile, appare, tuttavia, la disaffezione nei confronti della politica, nella nostra Penisola, considerato che la tornata appena conclusa sancisce un nuovo «record» storico dell’astensionismo: numeri alla mano, infatti, solamente il 49,67% degli aventi diritto – ossia meno di un connazionale su due – ha deciso di recarsi alle urne, stavolta. Se si guarda, poi, al recente passato, si può rammentare come, alle ultime europee nel 2019, ad aver partecipato era stato il 54,5%, in decremento, rispetto alle consultazioni che si erano svolte nel 2014, allorquando la percentuale era stata del 57,22%. E, andando ancora indietro nel tempo, i commentatori evidenziano come, ad eccezione del 2004, quando il dato definitivo dell’affluenza ai seggi nello Stivale fu del 73% e superò il 70,8% del 1999, in seguito le votazioni per il rinnovo delle Istituzioni europee sono state protagoniste di una significativa e graduale discesa.

Il voto per decidere come verrà composto il nuovo parlamento di Strasburgo è avvenuto parallelamente, per circa 17 milioni di italiani, con quello per le amministrative, per le quali l’afflusso di quanti sono andati ad esprimersi è stato più elevato, circostanza che conferma quanto le scelte per il governo del territorio rimangano maggiormente importanti per una «fetta» degli aventi diritto.

Secondo Meloni il disinteresse di una parte dei votanti è un elemento che impone «una riflessione sul ruolo dell’Europa, perché il tema dell’affluenza bassa non c’è solo in Italia, ma in tutto il Continente», per Schlein «aver recuperato 5 punti dalle politiche» di due anni fa «dimostra che la nuova strada» intrapresa dal Pd «sta avvicinando elettori ed elettrici. E ne sta convincendo di nuovi».

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