Accolte le recenti richieste italiane. L’appuntamento è per il 19 e il 20 marzo
L’Ue apre alla revisione dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle emissioni, accogliendo le richieste avanzate dall’Italia (e non solo). Il dossier sarà discusso durante il Consiglio Ue del 19 e 20 marzo, come deciso nel vertice riunitosi il 4 marzo scorso. “La revisione vuole “ridurre sia la volatilità sia l’impatto sui prezzi dell’elettricità, preservando al contempo il ruolo essenziale dell’Ets nella transizione energetica, attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio, che stimoli investimenti e innovazione”, come riportato dal Sole 24 ore.
Una decisione che segue di pochi giorni le richieste avanzate dal governo italiano. Di Ets, infatti, ha parlato anche la premier Giorgia Meloni: “proporremo la sospensione dell’Ets al prossimo Consiglio Ue”, le sue parole a Rtl 102.5 alla fine di febbraio. “Il problema che noi continuiamo a porre è che oggi si tiene conto anche degli Ets per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche di quelle che non sono inquinanti, anche delle rinnovabili, e questa cosa, secondo noi, non ha senso. Chiediamo da sempre di scorporare il costo degli Ets dalla determinazione del prezzo dell’energia rinnovabile, dell’idroelettrico e solare per abbassare i costi. Ci sarà un Consiglio europeo tra meno di due settimane ed è una delle proposte che intendiamo portare”.
Recentemente, sull’argomento è intervenuto anche il ministro per le imprese e il made in Italy, Adolfo Urso: “Prendo atto che la riforma di Ets è stata subito inserita nell’agenda del prossimo Consiglio europeo”, ha affermato il ministro. Quindi, “se si procede in fretta nella giusta direzione non c’è bisogno di sospendere il meccanismo di Ets. Se ci rendiamo conto che, invece, le procedure sono troppo lunghe, allora dobbiamo ragionare su quello che doveroso fare per venire in soccorso al nostro sistema produttivo, al nostro sistema industriale”, ha concluso Urso.
L’Ets, ovvero Emissions trading system, prende le sue basi dalla direttiva 2003/87/CE, modificata da ultimo dalla direttiva UE 2018/410. Il testo prevede che dal primo gennaio 2005 gli impianti grandi emettitori dell’Unione non possano funzionare senza un’autorizzazione alle emissioni di gas serra. Ogni impianto autorizzato deve compensare annualmente le proprie emissioni con quote (European union allowances – Eua, equivalenti a 1 tonnellata di CO2eq) che possono essere comprate e vendute dai singoli operatori interessati. Gli impianti possono acquistare le quote nell’ambito di aste pubbliche europee o riceverne a titolo gratuito. In alternativa, possono approvvigionarsene sul mercato.
Un modello contestato da molti paesi, non solo dall’Italia. Alla fine di febbraio 11 stati membri hanno assunto una posizione ufficiale, chiedendo una revisione del sistema. Un appello che pare essere stato accolto, visto che la discussione sarà aperta dai massimi vertici della politica europea il19 e 20 marzo.















