Uno studio del Politecnico di Milano svela il ricorso dal 71% delle aziende nel 2025
Pervasività nel tessuto produttivo e investimenti che crescono: sono le caratteristiche che sta assumendo l’intelligenza artificiale nella nostra Penisola, stando agli esiti di una ricerca effettuata dal Politecnico di Milano.
Lo studio ha messo in luce come, nel 2025, i nuovi sistemi all’avanguardia abbiano raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro, con un’impennata del +50%, rispetto all’annualità precedente. Nel documento si legge come il 71% delle grandi imprese abbia avviato progetti utilizzando i ritrovati tecnologici, mentre almeno un nostro connazionale su due se ne sta servendo per la propria occupazione. Numeri significativi, che denotano «grande crescita ed entusiasmo», perciò questa «performance» ci «impone di fermarci a ragionare», ha spiegato il direttore dell’organismo dell’ateneo che ha effettuato lo studio, Alessandro Piva, convinto che sia «necessario passare dalla semplice adozione individuale dell’intelligenza artificiale, che ormai è elevata, alla trasformazione strutturale delle organizzazioni, che è ancora limitata. Servono dati ben organizzati e fruibili, competenze tecniche diffuse, cultura aziendale aperta alla sperimentazione», ha aggiunto.
La percentuale delle piccole e medie imprese che usano gli strumenti innovativi, tuttavia, è ancora risicata (si scende, infatti, all’8%), mentre salgono gli acquisti delle applicazioni «pronte all’utilizzo»: l’84% delle grandi aziende, infatti, ha acquistato licenze di Generative Ai (+31% in un anno), laddove quelle più diffuse sono Microsoft Copilot, ChatGPT Plus e Gemini Advanced.
Ma quali sono i risultati registrati dalle realtà produttive che hanno deciso di scommettere sulle potenzialità di tali soluzioni tecnologiche?
Stando all’indagine effettuata dall’università del capoluogo lombardo, il 58% delle imprese che hanno avviato un progetto di intelligenza artificiale ha segnalato, poi, di aver ricavato un impatto importante sul modello di «business», in particolare sulla proposta di valore, sulla relazione con i clienti, o in merito all’architettura operativa. E, inoltre, circa un soggetto produttivo su tre ha reso noto di avere difficoltà a stimare «ex-ante» il rapporto costi-benefici dell’impiego tecnologico innovativo.
Mediamente, ad oggi, l’Osservatorio ha accertato come il 47% dei lavoratori italiani stia adoperando strumenti di intelligenza artificiale in azienda e, tra questi, circa quattro su dieci hanno stimato un risparmio di tempo pari ad oltre 30 minuti nelle ultime due attività in cui hanno li hanno usati.
In conclusione, stando ai risultati dell’analisi del Politecnico, sono affiorate le testimonianze di ben quattro occupati su dieci, nello Stivale, che grazie a questi ritrovati tecnologici hanno indicato che stanno portando avanti attività e funzioni che altrimenti non sarebbero in grado di eseguire.














