Presentato alla Camera il XV rapporto dell’Adepp; 47.601 euro il reddito medio
Più di un milione e 660.000 sono gli associati alle Casse di previdenza private e privatizzate, dei quali circa un milione sono liberi professionisti. E, nel frattempo, sono in aumento pure i pensionati attivi, una chiara manifestazione del potenziale della «silver economy», giacché la vita lavorativa si prolunga: la fascia degli iscritti con età compresa tra i 60 ed i 70 anni, che nel 2005 rappresentava il 7,2% del totale, è aumentata fino al 17,5% nel 2024, laddove la percentuale di professionisti over 60 è quasi raddoppiata negli ultimi 19 anni.
Sono alcuni elementi che affiorano dalla lettura del XV rapporto dell’Adepp, l’associazione degli Enti pensionistici che gestisce un patrimonio da 125,1 miliardi ed è presieduta da Alberto Oliveti, presentato alla Camera dei deputati; per la guida dell’organismo, «l’invecchiamento della popolazione e la diminuzione delle nascite sono evidenti anche nei numeri è indubbio, quindi, che ci troveremo di fronte a scenari preoccupanti per il futuro del nostro Paese. Diminuiscono anche gli iscritti alle università che restano il luogo di maggiore formazione per le professioni ed è lì che devono essere trasmesse le opportunità insite nella libera professione e i primi rudimenti della cultura previdenziale, le azioni di sostegno che offrono le Casse di previdenza, la costruzione di un percorso lavorativo soddisfacente e rispondente ai nuovi mercati del lavoro», ha sostenuto.
Il reddito medio dei professionisti iscritti alle Casse di previdenza è di 47.601 euro, in crescita del 7,7% annuo (sono i dati relativi all’anno 2024, che riguardano i ricavi prodotti nell’anno solare 2023, ndr). E persistono, recita il dossier, divari di genere, geografici ed anagrafici, sul fronte delle entrate degli esponenti delle varie categorie ordinistiche: i professionisti sotto i 30 anni dichiarano circa un quarto dei loro colleghi con età compresa tra i 50 ed i 60 anni, differenza che «decresce con l’età del professionista, ma resta, comunque, marcata fino ai 50 anni». Un fenomeno tipico dell’attività lavorativa autonoma, visto che, va avanti il testo dell’Adepp, «è normale che il numero di clienti e l’affermazione del professionista si incrementino con l’età e, quindi, con l’esperienza».
Nel 2024 i redditi medi dei professionisti del Sud Italia sono inferiori del 46% rispetto a quelli dei colleghi del Nord, mentre la differenza tra Centro e Settentrione è del 19%, con una disparità di genere persistente in tutte le macroaree geografiche (in vetta c’è il Trentino Alto Adige, in coda la Calabria). Quanto alla componente femminile, sebbene la percentuale di donne iscritte alle Casse sia «cresciuta dal 30% nel 2007 al 43% nel 2024», sul versante dei ricavi si rimane indietro: la differenza reddituale di genere è pari a «circa il 46%», recita, infine, il rapporto.














