martedì, 27 Settembre 2022

Equo compenso torna in Commissione al Senato dopo l’allarme sugli effetti delle norme sulla tenuta delle Casse

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Il disegno di legge sull’equo compenso per le prestazioni libero-professionali sarà nuovamente sul tavolo della Commissione Giustizia del Senato domani, martedì 24 maggio. E (ancora) in assenza del parere della Commissione Bilancio dello stesso ramo del Parlamento, il dibattito sul futuro del testo (se, cioè, potrà essere approvato, con o senza modifiche, rispetto alla versione licenziata dalla Camera nell’autunno passato) ferve, coinvolgendo, nelle ultime ore, anche il mondo della previdenza privata e privatizzata, a cui sono associati, nel complesso, oltre 1,6 milioni di lavoratori autonomi iscritti ad Ordini e Collegi, tra cui, naturalmente, i periti industriali ed i periti industriali laureati.

Alle 15 di domani è, dunque, previsto il prosieguo della discussione sul provvedimento, a prima firma della leader di FdI Giorgia Meloni (e siglato dai deputati della Lega e di Fi Jacopo Morrone e Andrea Mandelli), nella II Commissione di palazzo Madama; esiste, però, la possibilità, come avvenuto la settimana passata, che in assenza dei pareri sulla copertura finanziaria delle circa 150 proposte di modifica, l’esame non possa aver luogo ed i senatori si limitino a confrontarsi sul disegno di legge, senza poter effettuare alcuna votazione. Come spiegato, però, a più riprese dal sottosegretario alla Giustizia con delega alle Professioni Francesco Paolo Sisto (presente, la settimana passata in Commissione), la maggioranza del governo di Mario Draghi, che espresse a Montecitorio, in prima lettura, un voto pressoché unanime sul testo, quanto prima «dovrà effettuare una scelta tutta politica, con ragionevolezza», valutando, cioè, se correggendolo, «un miglioramento non possa diventare un affossamento», a causa dei tempi stretti della Legislatura, che finirà nel 2023.

Nel frattempo, mentre il versante ordinistico, guidato dall’associazione ProfessionItaliane, manifesta timori per il varo definitivo e fa «pressing» per un via libera dei senatori senza correzioni, si apre un altro fronte critico: a destare «preoccupazione», ha sostenuto il presidente della Commissione bicamerale per il controllo sugli Enti gestori di forme di previdenza pubbliche e private, il senatore del Pd Tommaso Nannicini, »è il sistema sanzionatorio previsto dalla legge a carico dei soli iscritti agli Ordini che accettano compensi sotto la soglia dei parametri. È noto, infatti, come sul mercato dei servizi professionali, come quello dei commercialisti, o dei consulenti del lavoro agiscano in concorrenza tra loro sia professionisti iscritti agli Ordini sia non iscritti, oltre che società di servizi e di consulenza, anche a proprietà straniera. Se si stabilisce che, in relazione alle medesime attività alcuni operatori godono di piena libertà negoziale mentre altri ne vengono limitati, è chiaro che questi ultimi rischiano di essere penalizzati o addirittura espulsi dal mercato». Un fenomeno, ha riferito ancora il parlamentare, che «avrebbe conseguenze nefaste sul sistema delle Casse previdenziali perché favorirebbe la traslazione di molte attività dai professionisti iscritti agli Ordini verso altri soggetti», augurandosi che possano esser approvate delle modifiche, e che «il Senato ponga rimedio» alla questione.

 

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