Equo compenso, gli ingegneri chiedono chiarimenti

da | 7 Mag 2024 | Professioni a confronto

Lettera al governo (e all’Anac) per l’applicazione negli appalti

L’equo compenso continua a far discutere. La ormai nota conclusione Anac, per cui ci sarebbero delle problematiche per il rispetto e l’applicazione dell’equo compenso nelle gare pubbliche, ha scatenato un vero e proprio vespaio di polemiche nel mondo professionale, soprattutto tecnico, ma non solo.

A parlare, infatti, sono stati anche i giovani avvocati (Aiga) e i commercialisti. Ma la parte del leone, come ipotizzabile, l’hanno avuta i tecnici. Prima con le osservazioni della Rpt, poi con vari interventi, ultimo dei quali una lettera del Consiglio nazionale degli ingegneri inviata “a numerosi rappresentanti istituzionali, tra cui il presidente del consiglio Giorgia Meloni e il presidente Anac Giuseppe Busia”.

Nella missiva, il Cni afferma di essere “costretto a registrare prese di posizione incomprensibili in relazione all’errata applicazione della norma in oggetto, che sovente viene disattesa negli affidamenti regolati dal Codice dei contratti pubblici”.

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Pratiche che “sono sempre più spesso promosse da talune amministrazioni e da singole associazioni di categoria.

A loro sostegno”, spiegano ancora dal Cni, “diverse amministrazioni invocano una serie di elementi ritenuti “ostativi”, quali: il principio comunitario della concorrenza, la specificità normativa del Codice, che dunque prevarrebbe rispetto alla legge 49/23, l’immodificabilità del primo in assenza di esplicita previsione (in ragione dell’art. 227 dello stesso dlgs n. 36/2023), oppure il principio ratione temporis”.

Il Cni registra una disapplicazione della legge “superiore all’80% del totale”, questo anche a causa di “inopportune e forzate interpretazioni di singoli stakeholder privati che, attraverso i propri organi di stampa, cercano di veicolare interpretazioni dei suddetti pronunciamenti Anac, ben distanti dai reali contenuti”.

A sostegno della propria tesi, gli ingegneri citano la recente sentenza del Tar Veneto (numero 632 del 3 aprile 2024) che “chiarisce quale sia la corretta interpretazione della legge”.

Il tribunale, infatti, conclude con “la pacifica applicazione della legge 49/2023 ai pubblici affidamenti dei servizi di ingegneria ed architettura”. Una sentenza “perfettamente in linea con la posizione del Cni”.

Sulla base di questi elementi e “allo scopo di superare le difficoltà ed i ritardi che determinate contrapposizioni stanno comportando alle procedure di realizzazione delle opere pubbliche”, il Consiglio nazionale ingegneri chiede con urgenza la pubblicazione di un chiarimento istituzionale che “con estrema chiarezza, recepisca le logiche considerazioni che lo stesso Consiglio nazionale ha avanzato in tutti i tavoli istituzionali e che sono esattamente in linea con la chiarezza della norma e con l’unica giurisprudenza attualmente in essere”.

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