giovedì, 29 Settembre 2022

Equo compenso, dalla Commissione bilancio frenata al testo, Professionitaliane: “non si torni indietro”

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La commissione Bilancio della Camera ha posto ieri un ostacolo al prosieguo dell’esame della proposta di legge sull’equo compenso per le prestazioni libero-professionali. Ma le categorie professionali non ci stanno e rivendicano la necessità di una legge che faccia chiarezza sui compensi dei professionisti. 

L’ultimo tassello alla saga dell’equo compenso è rappresentato dal parere della Commissione bilancio della Camera che chiede di “espungere l’estensione della disciplina sull’equo compenso, prevista per le convenzioni stipulate con imprese bancarie, assicurative e con imprese diverse da quelle piccole medie, anche alle convenzioni stipulate con società veicolo di cartolarizzazione, nonché con le loro società controllate e con le loro mandatarie”, visto che “tale estensione implicherebbe un aumento dei costi dei servizi legali necessari al recupero del credito nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione”. Inoltre, per la commissione Bilancio è “necessario escludere oltre alle società disciplinate dal testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, con riferimento alle quali non è possibile escludere il verificarsi di effetti negativi per la finanza pubblica, gli agenti della riscossione”, perché ciò “determinerebbe oneri estremamente gravosi per l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, a causa di un maggiore esborso, a titolo di spese per la rappresentanza e la difesa in giudizio, quantificato in 150 milioni di euro annui con conseguenti riflessi negativi per la finanza pubblica”.

Infine, viene evidenziata l’esigenza di “riformulare” l’articolo 11 del provvedimento (il testo base è della leader di FdI Giorgia Meloni, nel quale sono confluite le proposte di legge dei deputati della Lega e di Fi Jacopo Morrone ed Andrea Mandelli, ndr), stabilendo che l’equo compenso “non si applichi alle convenzioni in corso, sottoscritte prima della data di entrata in vigore” della norma, poiché “la revisione di compensi già pattuiti per prestazioni richieste da Amministrazioni pubbliche risulterebbe suscettibile di determinare maggiori oneri rispetto a quelli previsti a legislazione vigente”, si legge, in conclusione. 

Ma l’Associazione delle rappresentanze professionali di CUP e RPT non ci sta e chiede che si “trovi un accordo politico all’interno delle forze di maggioranza per fare in modo che il ddl 3179 – già frutto dell’unificazione di più proposte – ritrovi il necessario slancio per essere approvato entro la fine della Legislatura con un estensione ampia a tutte le realtà economiche, e non limitato solo alle imprese che nel triennio precedente al conferimento dell’incarico hanno occupato alle proprie dipendenze più di cinquanta lavoratori o hanno presentato ricavi annui superiori a 10 milioni di euro.

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